«caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno» Mc 4,1-8

«Fate tutto il bene che potete con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, tutte le volte che potete, a tutti quelli che potete, sempre, finché potrete» - John Wesley


NON CERCHIAMO SPETTATORI MA DISCEPOLI

Diventa protagonista del progetto per la rinascita del metodismo wesleyano in Italia! Aderisci adesso


Io ti dico alzati


COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA DICIANNOVESIMA DOMENICA DOPO LA TRINITA'


Colletta

O Dio, poiché senza di te non siamo capaci di compiacerti; concedi, misericordioso, ai nostri cuori, di essere guidati dal tuo Santo Spirito. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Letture:

Ef 4,17-32; Mt 9,1-8.


La vita nella fede è una esperienza di rinascita e di guarigione radicale. L'aspetto di rinascita, predicato da gesù nel dialogo notturno com Nicodemo è ripreso e sviscerato in questo passo delal lettera di paolo agli Efesini, nell'ottica di una esortazione pastorale che però va molto oltre il senso semplicemente morale del discorso, facendosi descrizione di ciò che dio opera nel credente.
Il passo del vangelo di Matteo, che in maniera più sintentica dei parallei di marco e di luca, ci descrive la guarigione del paralitico, ci offre una lettura dell'esperienza di guarigione radicale cui conduce l'incontro con Cristo, il quale ha autorità di rimettre i peccati sulla terra, sanando radicalemnte la nostra natura umana.
La sottolineatura della capacità di Gesù di rimettere i peccati in terra indica la chiara proclamazione della sua natura divina. Fino ad allora, infatti, i credenti israeliti avevano confidato in una remissione dei peccati in cielo, da parte di Dio, che solo poteva operarla efficacemente. è qui richiamata, dunque, l'incarnazione del Verbo: Gesù, in quanto Figlio Dio Dio e Dio egli stesso, può rimettere i peccati, non solo in cielo, ma anche sulla terra. Non vi è che da ricorrere a lui, ed egli è pronto ad accordarla.
mentre i profeti, i discepoli e gli apostoli operarono i miracoli nel nome e per l'autorità di Dio, Gesù non ha bisogno di chiedere a Dio il potere di farli; egli compie i miracoli nel suo proprio nome.
Il raccondo ci fa intendere che molti dei presenti non mancano di individuare la potenza divina in qeusto miracolo, ma gli sfugge il fatto che Cristo stesso l'ha operato nel proprio nome: "Io ti dico". è in questo "io", in questa formula indicativa, che si esprime la novità radicale del messaggio evangelico. gesù non è semplicemente un profeta, un riformatore religioso, un guaritore. Egli è il Dio con noi, l'Emmanuele annunciato dai profeti dell'antico testamento. Nessuno ha mai potuto dire, né mai potrà dire, senza bestemmiare, "Io ti rimetto i tuoi peccati" se non Dio stesso.
Gesù comanda al paralitico non solo di alzarsi in piedi ma anche di tornare a casa sua portando via il suo lettino. il segno della malattia che lo ha costretto per lungo tempo all'immobilità, rimane come testimonianza di questa radicale svolta che l'incontro di Cristo ha determinato nella sua vita. Ma non bisogna sorvolare sul ruolo importante degli amici, che intercedono per lui, fino ad arrampicarsi sul tetto della casa in cui sta prediccando Gesù, aprenndo un varco e calando l'amico al centro della stanza. La carità fraterna ha avuto qui un ruolo importante nel muovere a compassione Gesù.
La carità è ciò che muove paolo a scongiurare gli efesini a camminare nel Signore. l'esortazione, lo scongiuro di Paolo, è fatto "nel nome del Signore", ovvero con autorità, con l'autorità che deriva da Cristo stesso e dal suo Vangelo. Paolo non insegna "dottrine di uomini". L'apostolo esorta i suoi lettori a non camminare nella vanità della loro mente; letteralmente nella «vacuità» ed "estranei alla vita di Dio" La vita pagana è vita che si aggrappa a ciò che è vuoto, impermanente e che offusca la ragione. Lestraneità alla vita di Dio nno è semplicemente il non condurre una vita da persone per bene. La «vita di Dio» è la vita, come dice Teodoro di Beza, «qua Deus vivit in suis»; la vita spirituale accende nei credenti la vita stessa di Dio. La «vita di Dio», insomma non è semplicemente la vita onesta e virtuosa, ma è la vita che viene dall'alto, la «rinascita dall'alto» per opera dello Spirito Santo, la vita reale, la vita che ha in sé il germe della pace, della gioia, della eternità.
Paolo si rammarica per coloro che sono diventati insensibili per l'ignoranza che è in loro e per l'indurimeno del loro cuore" (Ef 4, 18). La congiunzione tra la prima e la seconda parte dellla frase è assente nel testo greco. L'ignoranza della mente sembra derivare proprio dall'indurimento del cuore. L'attaccamento alle cose vane provoca una sorta di atrofia, di venir meno di quel movimento diastolico e sistolico che alimenta la vita dell'uomo. ma cosa intende l'apostolo con l'"impurità e ogni insaziabile bramosia" cui si sono abbandonati costoro? Lo spirito di ingordigia, di avidità, di cupidigia, caratteristico di una vita senza Dio o di una vita idolatra, che divinizza le cose di questo mondo, anziché accoglierle come strumenti che Dio ci dona per la sua lode e gloria. Una vita siffatta concentra nell'io tutto quello che può provocare un piacere immediato quanto vano.
Paolo esorta gli efesini - e tutti noi - a "essere rinnovati nello spirito della vostra mente". Qui Diodati traduce: «per quel che concerne lo spirito che ispira la vostra intelligenza, ad essere rinnovati». Non è l'intelligenza che va rinnovata, ma è lo spirito che ispira l'intelligenza, quello che ha bisogno d'esser creato a nuovo. Ancora è chiaro il primato della fede e della Grazia sulla volontà umana e la necessità di una vita rinnovata nello Spirito.
E, infatti, l'apostolo prosegue: «per rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio». Questo «io» nuovo, questo rinnovamento non solo della personalità ma dell'intera natura umana, non è opera d'uomo: è una creazione; quindi, è un'opera di Dio.
L'«ignoranza», di per se stessa, non costituisce una colpa. è una condizione dell'anima suscettibile di essere illuminata e quindi migliorata. L'ignoranza diventa colpevole quando risponde agli inviti della verità con l'indurimento del cuore.
Leviamoci, dunque, dal nostro giaciglio e lasciamoci, guarire, rinnovare, creare nuovamente nello Spirito di Dio.


Rev. Luca Vona







--
Chiesa Evangelica · Cento per uno · Roma Centocelle
Via delle Betulle 63 Roma (zona Centocelle)
Mob. (+39) 3385970859
info@centoperuno.it
www.centoperuno.it

La segnalazione dei siti esterni non implica necessariamente una condivisione dei loro contenuti, per i quali in ogni caso non ci assumiamo alcuna responsabilità.

Vi invitiamo a contattarci per proporre nuovi contenuti, segnalare eventuali errori o malfunzionamenti del sito.

Chiesa Evangelica
Chiesa Evangelica · Cento per uno · via delle Betulle 63 00171 Roma (Centocelle)·