Il Rev. Dr. Luca Vona
Un evangelico nel Deserto

Ministro della Christian Universalist Association

lunedì 6 aprile 2026

La corsa della fede e il prezzo della menzogna

Lettura

Matteo 28,8-15

8 E quelle se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunciarlo ai suoi discepoli.
9 Quand'ecco, Gesù si fece loro incontro, dicendo: «Vi saluto!» Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi e l'adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno».
11 Mentre quelle andavano, alcuni della guardia vennero in città e riferirono ai capi dei sacerdoti tutte le cose che erano avvenute. 12 Ed essi, radunatisi con gli anziani e tenuto consiglio, diedero una forte somma di denaro ai soldati, dicendo: 13 «Dite così: "I suoi discepoli sono venuti di notte e lo hanno rubato mentre dormivamo". 14 E se mai questo viene alle orecchie del governatore, noi lo persuaderemo e vi solleveremo da ogni preoccupazione». 15 Ed essi, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute e quella diceria è stata divulgata tra i Giudei fino ad oggi.

Commento

Dal sepolcro vuoto partono due notizie. Una la portano le donne, di corsa, con timore e gioia. L'altra la confezionano i sacerdoti, con calma, con denaro. Matteo le accosta senza commento — e quell'accostamento è già un giudizio.

Il brano è attraversato da una tensione potentissima: da una parte la corsa delle donne, dall'altra il complotto dei capi. La risurrezione genera immediatamente due movimenti opposti: fede e rifiuto.

Le donne partono dal sepolcro «con timore e grande gioia». Questa duplicità è decisiva: la risurrezione non elimina il timore, ma lo trasfigura. Il timore nasce dall'irruzione del divino; la gioia dalla certezza che quel divino è favorevole. La fede pasquale non è evidenza, ma adesione fiduciosa: non si vede il momento della risurrezione, ma si incontra il Risorto.

È significativo che Gesù si manifesti mentre le donne sono già in cammino per annunciare. L'incontro con il Risorto non è statico: avviene nella missione. Chi trattiene per sé l'esperienza rischia di non approfondirla; chi la condivide, la vede confermata. Esse abbracciano i suoi piedi, lo adorano — gesto insieme corporeo e teologale, fede concreta, non astratta. E Gesù le chiama a portare l'annuncio ai «fratelli»: dopo la passione e il rinnegamento, non ripristina una gerarchia, ma riapre una fraternità.

La scena si sposta bruscamente. I soldati, testimoni oculari, riferiscono tutto — ma la verità non viene accolta: viene gestita. Le autorità non cercano di capire, ma di controllare il racconto. Il denaro ricompare, come già nella consegna di Gesù, come strumento di falsificazione: «i discepoli hanno rubato il corpo». La menzogna è fragile — se dormivano, come potevano sapere? — eppure funziona. La resistenza alla verità può essere organizzata, finanziata, resa plausibile.

Emerge qui un punto teologico profondo: la risurrezione non si impone nemmeno davanti all'evidenza. Quei soldati avevano visto più di chiunque altro, eppure si lasciano corrompere. La verità non basta senza una disponibilità interiore ad accoglierla.

Matteo chiude con una nota fuori dal tempo narrativo: «questo racconto si è divulgato tra i Giudei fino al giorno d'oggi». L'oscuramento della risurrezione non è un episodio chiuso, ma una tendenza ricorrente. Il Risorto, intanto, precede i suoi in Galilea — nel luogo della vita quotidiana, non nei centri del potere. Si lascia incontrare da chi si mette in cammino. In questo spazio, ciascuno è chiamato a scegliere.

Preghiera

Signore risorto, che vai incontro a chi cammina, donaci il coraggio di correre verso i fratelli e la libertà di non tacere la tua verità. Amen.

- Rev. Dr. Luca Vona