Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

venerdì 15 maggio 2020

Perché sono a favore della preghiera interreligiosa

Sono un conservatore; come cristiano e come orientamento politico. Ma ho accolto con favore l'iniziativa del 14 maggio 2020 di una preghiera da parte delle diverse comunità religiose per il superamento dell'emergenza Coronavirus.
Perché sono a favore mentre la maggior parte dei cristiani evangelici, cattolici e ortodossi di orientamento tradizionalista si sono mostrati radicalmente ostili all'iniziativa?
Prima di tutto proprio perché mi ritengo un uomo della Tradizione. La tradizione implica un uomo profondamente ancorato nella vita spirituale, lontano dalla deriva secolarizzata e materialista della società (soprattutto occidentale) contemporanea. Quindi, per quanto mi riguarda, ben venga tutto ciò che apre lo spirito dell'uomo verso la trascendenza. È un primo passo verso l'Assoluto. Certo, si potrebbe obiettare che il Dio ignoto, il Dio che nessuno ha mai visto è stato rivelato in Gesù Cristo e chi non crede in lui non può salvarsi. Come cristiano non metto in dubbio questa verità scritturistica. Ma la mia cristologia non è di tipo esclusivista, al contrario è inclusivista: Cristo non è solo il Verbo incarnato, che ha vissuto in mezzo a noi, è morto è risorto. È anche la Parola eterna del Padre, per mezzo del quale l'universo è stato creato e il quale da sempre agisce nel cuore dell'uomo. I "semi del Verbo" come afferma il Padre della Chiesa Giustino, si trovano anche in altre culture. Il cuore dell'uomo è certamente soggetto all'egoismo, alla  malvagità, al peccato; ma credo che una sana antropologia cristiana non possa essere radicalmente disfattista nei confronti di ciò che è umano. Il fatto che l'uomo non possa, da solo, compiere alcunché di buono, ma che in realtà qualcosa di buono abbia indubbiamente fatto nell'arte, nella letteratura, nel pensiero, nelle opere e financo nelle religioni delle diverse culture, mi rende ancor più persuaso del fatto che una potenza giusta e veritiera - il Logos - possa agire in esse. D'altra parte, nella tradizione ebraica, l'alleanza stretta da Dio con l'umanità dopo il diluvio (alleanza noachica) rappresenta la religione naturale più antica dell'umanità.
Vi è poi un'ultima ragione che mi porta a simpatizzare per le iniziative interreligiose. Da sempre l'evangelicalismo italiano si batte per uno stato laico, che sappia riconoscere il pluralismo religioso e tutelare le minoranze religiose. Adesso, come possiamo perseguire un tale obiettivo e pretendere che tutti intorno a noi siano cristiani ed evangelici? Come possiamo bollare come eretici e adoratori di Satana coloro che professano una religione diversa dalla nostra? Riconosciamo il diritto di esistenza alle altre minoranze religiose, ricerchiamo una convivenza pacifica con esse, apprezziamo il loro sforzo verso l'Assoluto e impariamo a conoscerle in profondità, non superficialmente, attraverso sterotipi e pregiudizi.

        Rev. Dr. Luca Vona, Eremita

Domenico Morelli, La preghiera di ringraziamento di Noè dopo aver lasciato l'arca, 1901