Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

lunedì 9 marzo 2020

Combattere l’omofobia sì, imporre il “pensiero unico” no

Preoccupazioni per il ddl in discussione alla Camera

Roma (AEI), 6 marzo 2020 – Desta preoccupazioni il testo del disegno di legge sulla lotta alla transomofobia la cui discussione è in corso alla Camera dei deputati. Il ddl, il cui firmatario è Alessandro Zan, reca il titolo Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere e inserisce l’orientamento sessuale e l’identità di genere all’interno dell’attuale impianto giuridico in materia di reati e discorsi d’odio, allo scopo di estendere la normativa già esistente alla protezione della popolazione LGBT. Tale impianto risiede nella Legge n.654 del 13 ottobre 1975 (la cosiddetta “Legge Reale”), modificata con il Decreto legge n. 122 del 26 aprile 1993 (meglio noto come “Legge Mancino”) che attualmente si limitano entrambe a punire i reati e i discorsi d’odio fondati su caratteristiche personali quali la nazionalità, l’origine etnica e la confessione religiosa. Inserire l’orientamento sessuale e l’identità di genere tra queste caratteristiche significherebbe dunque riconoscere gay, lesbiche e transessuali come “vittime vulnerabili nell’Italia di oggi”.

Il ddl intende modificare due articoli del Codice Penale: il primo, l’art. 604 bis cp, che sanziona, tra le altre, quelle condotte volte a discriminare o a commettere atti di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; il secondo, l’art. 604 ter cp, che prevede delle aggravanti per alcuni reati se commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso. Ebbene, la proposta Zan vorrebbe inserire come motivazioni anche quelle legate all’orientamento sessuale: cioè omosessualità, e all’«identità di genere», leggasi transessualità. Omofobia e transfobia quindi, diventerebbero reati a tutti gli effetti, punibili con il carcere da sei mesi a  quattro anni e fino a 6000 euro di multa. Il testo prevede inoltre lo stanziamento di 4 milioni di euro a favore dei centri anti violenza dei transessuali e l’istituzione di una Giornata contro l’omofobia e la transfobia comprensiva di obbligo per le scuole di ogni ordine e grado di svolgere attività informative sul tema.

Mentre è giusto combattere l’omofobia sul piano culturale, ci sono alcuni problemi che si presentano qualora la legge venga approvata secondo le linee di questo ddl. Il rischio è che venga ritenuta omotransfobica qualsiasi posizione in contrasto con l'agenda LGBT, ad esempio un sermone su testi biblici quali Romani 1-2 o un documento sull’etica cristiana della sessualità e della famiglia che sostiene l’esistenza del genere maschile e femminile, o la presa di posizione di un genitore che critica iniziative LGBT nella scuola pubblica. Qualsiasi atto o dichiarazione pubblica sgradita a questa lobby può essere interpretata come "discriminazione" o "istigazione all'omotransfobia". Nel ddl manca una definizione del reato e quindi l’interpretazione dei giudici diventerebbe decisiva.

Non è la prima volta che questo tema si affaccia alla discussione parlamentare. Già nel 2013-2014 l’Alleanza Evangelica Italiana aveva dedicato al tema una certa attenzione con un importante documento: Legge sull’omofobia e libertà di parola. Si possono conciliare? (2013) e organizzando un convegno (17/1/2014) il cui resoconto è molto utile anche per la discussione attuale: Omofobia: le pericolose incertezze e i necessari chiarimenti .

L’AEI continuerà a monitorare la situazione non mancando di intervenire nella discussione e chiedendo a tutte le parti di consultare anche la voce degli evangelici che sono storicamente e culturalmente a favore della libertà, del pluralismo e della costruzione di una società in cui la diversità di opinione non sia repressa dall’imposizione di un pensiero unico, sia esso religioso, sia esso secolarizzato.

Omofobia e libertà di parola. Si possono conciliare?
Il documento AEI del 2013

Roma (AEI), 6 marzo 2020 – Si ritiene utile ripubblicare il documento AEI del 2013 in quanto le questioni di fondo di allora sono le stesse che si ripresentano nella discussione attuale. 

In merito alla discussione in corso sulla legge contro l’omofobia, la “Commissione etica e società” dell’Alleanza Evangelica Italiana

Ricorda di avere più volte contribuito al dibattito sui temi dell’omosessualità, primariamente con il documento “Omosessualità: un approccio evangelico” (2003) in cui si ribadisce che nessuno è “sessualmente normale” e che tutti noi viviamo una sessualità disturbata (che la Bibbia chiama “peccato”) e bisognosa di guarigione; che il cammino di guarigione è possibile nella redenzione che Gesù Cristo è venuto a portare per chi crede in Lui; che il matrimonio tra un uomo e una donna è la cornice relazionale entro cui stabilire relazioni famigliari propriamente dette; che è possibile individuare una forma di riconoscimento pubblico delle coppie di fatto che sia altro rispetto al matrimonio;

Concorda sulla necessità di prevedere sanzioni contro chi calunnia, ingiuria o denigra le persone in base al loro orientamento sessuale e sull’opportunità di approvare una legge contro l’omofobia. È ancora radicata nella società una cultura del disprezzo dei comportamenti altrui e delle loro persone che talvolta sfocia in comportamenti violenti contro le persone. Questo è un “peccato” odioso e inaccettabile, che va denunciato e fermato.

Ritiene che tale tutela e protezione delle persone non debba andare a discapito della libertà di pensiero e di parola. In una società laica e plurale, deve essere riconosciuto a tutti il diritto di pensare e di esprimere le proprie convinzioni, anche in materia di orientamento sessuale. La legge non può impedire che alcuni cittadini, associazioni, chiese e gruppi sociali chiamino “peccato” e pertanto denuncino come immorale un comportamento che la loro fede e la loro coscienza ritiene tale. Il punto sta nel creare le condizioni di un dibattito pubblico che può essere aspro, ma sempre rispettoso delle persone, di tutte le persone, non nel sanzionare chi la pensa diversamente dall’ideologia del “politicamente corretto”.

Esprime preoccupazione per alcuni elementi presenti nell’attuale disegno di legge in discussione che ledono la libertà di pensiero e di parola, come ad esempio la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa ad associazioni contrarie al matrimonio gay e da 1 a 6 anni per chi le presiede e le fonda.

Invita il Parlamento ad approvare una legge che contrasti l’omofobia, ma che non imbavagli la libertà fondamentale di pensiero e di parola. Sarebbe rovinoso pensare che la tutela di alcune persone debba pagare il prezzo della privazione della libertà di tutti. Il rispetto di chi la pensa diversamente, anche quando non lo condividiamo, deve valere in tutte le direzioni.

Auspica che gli evangelici italiani prestino attenzione a questo dibattito e partecipino con una propria progettualità ad iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento sui rischi di una legge liberticida. (Roma, 21/7/2013)

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