Il Rev. Dr. Luca Vona, Eremita
VIVERE NEL DESERTO NON SIGNIFICA DISERTARE

lunedì 22 luglio 2019

I cristiani sono ancora liberi di esprimersi?

Intervento del Presidente dell'Alleanza Evangelica Giacomo Ciccone al Christian Expo

Roma (AEI), 20 luglio 2019 – Si è tenuta in questi giorni al PalaPartenope di Napoli la Christian Expo, un’importante manifestazione evangelica. Sabato 20/7, il presidente dell’AEI Giacomo Ciccone è intervenuto alla tavola rotonda sulla libertà religiosa in Italia. Ecco di seguito il suo discorso:

Desidero ringraziare gli organizzatori del Christian Expò, per aver progettato e reso possibile un momento di riflessione sulla Libertà Religiosa: non è scontato, anzi direi che costituisce uno sforzo strategicamente rilevante sia per la difesa dell’Evangelo, sia per agire a vantaggio del bene comune della società italiana.

I cristiani sono ancora liberi di esprimersi? Bella domanda. La risposta non è per nulla semplice, anche se qui evidentemente mi limiterò al contesto italiano. Dovremmo forse prima porci un altro interrogativo: Gli Evangelici sono stati liberi di esprimersi negli oltre 70 anni di Repubblica Italiana? E qui risponderei: non sempre; no, in ogni contesto; no, come avrebbe dovuto essere. Per spiegare il motivo di questa triste constatazione mi pregio di consegnare al deputato del Congresso americano, l’Onorevole Louie Ghomert, tre brevi saggi dello storico e giurista evangelico Giorgio Peyrot che circa 60 anni fa furono elaborati in inglese per offrire al mondo uno spaccato della Libertà Religiosa in Italia[1]. Ebbene, in questi scritti Peyrot fa una disamina della situazione italiana a Costituzione oramai avviata, 10-13 anni dopo la sua promulgazione. E vorrei qui richiamare quattro elementi centrali della sua riflessione:

L’assetto costituzionale italiano accorda chiaramente la Libertà Religiosa nel nostro paese, ma il richiamo ai Patti Lateranensi del 1929 presente nell’Art. 7 introduce una evidente stonatura;

I diritti fondamentali e la libertà religiosa degli individui sono riconosciuti, non concessi dalla Costituzione, pertanto già sanciti preliminarmente con una validità definitiva

La pari libertà per tutte le confessioni, così come sancita nel primo comma dell’articolo 8, non dipende affatto da trattati ed intese che lo Stato ha compiuto o dovrà compiere con le confessioni (nel caso del Vaticano dei già richiamati Patti Lateranensi, nel caso delle altre Confessioni, delle successive, e direi molto successive intese che, ambite già nei primi anni ’50 iniziano ad arrivare alla spicciolata a partire dalla metà degli anni ‘80)[2];

La storia politica e giuridica repubblicana ha confuso deliberatamente le carte e si è discostata dall’intento dei Costituenti. Il Governo ed altri organismi dello Stato, di fatto si sono adagiati sull’idea che i diritti di libertà religiosa potessero avere luogo solo attraverso ed in funzione delle intese. In questo modo sono state conservate leggi fasciste, sono stati promulgati regolamenti e leggi inadeguati e sono stati menomati i diritti delle minoranze religiose.

Purtroppo tutti ciò ha significato che in questi passati 70 anni di Repubblica, in determinati contesti e situazioni, gli evangelici non sono stati liberi di esprimersi. La cosa sorprendente che però vorrei evidenziare qui, è che questi scritti di 60 anni fa oggi sono sorprendentemente attuali: oggi, nella sostanza, siamo nella stessa situazione[3], anzi addirittura su alcuni temi le cose sono persino peggiorate. Vediamo perché.

Oggi, nel XXI secolo, abbiamo domande di Intesa da parte di confessioni, seppellite da chili di polvere a causa di un ostracismo politico/istituzionale che è persino cresciuto negli ultimi dieci anni. Il pronunciamento del Consiglio di Stato del 2012, ad esempio, ha innalzato i criteri per il riconoscimento dei ministri di culto, persino oltre le intenzioni della prima legislazione fascista[4]. Inoltre se nel Ventennio, seppur sparuti, erano contemplati cappellani militari di altre confessioni, nel XXI secolo la cappellania militare è mera espressione del clero cattolico, ovviamente pagato con i soldi dei contribuenti[5]. Che dire poi del fatto che il nuovo Concordato del 1984, seppur solo formalmente, introduce la facoltatività dell’Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola pubblica, d’altro canto esso è stato allargato a scuole “di ogni ordine e grado” includendovi anche bambini di 3 anni? Che dire della condivisione di privilegi nell’informazione religiosa, per cui se è vero che i primi culti Evangelici erano espressione di una pluralità evangelica[6], ora le trasmissioni Rai Protestantesimo e Culto Evangelico sono di fatto assoggettate da meno del 5% dei protestanti italiani? Che dire sul Contratto di Governo dell’attuale maggioranza quando cita il fenomeno religioso solo in termini di “sicurezza” paventando così una sostanziale nazionalizzazione delle cosiddette leggi “antimoschee” vigenti in Lombardia, Veneto e Liguria e che proprio in questi giorni determinano la chiusura di chiese evangeliche alle porte di Milano?

E poi, nel quadro contemporaneo si intensificano ulteriori elementi di minaccia alla libertà di religione e coscienza: possiamo parlare di una cultura dell’omologazione che evidenzia una generale difficoltà del mondo contemporaneo a vivere con chi ha una idea diversa dalla propria (le istanze LGBT equelle dei rigurgiti religiosi nostalgici sono esempi opposti ma analoghi). Questa cultura sta invadendo anche le istituzioni ed è presumibile che presto sarà difficile anche interagire con la Stato perché esso avanzerà nuove pretese verso di noi (pensiamo ad esempio a quello che sta succedendo in alcuni paesi occidentali in tema di matrimoni tra persone dello stesso sesso[7]).

Cosa fare, allora, come popolo di Dio in un simile scenario?Penso che gli evangelici possano improntare una risposta resiliente all’altezza della chiamata dell’Evangelo attraverso tre elementi fondamentali.

Il primo impegno è di ordine culturale. Mi permetto di dire che come evangelici dobbiamo ancora assimilare l’importanza e la necessità della Libertà Religiosa e il suo profondo radicamento nell’Evangelo. L’Alleanza Evangelica, in questo senso, da molti decenni promuove i momenti più significativi di riflessione interdenominazionale, come il Patto di Losanna[8], il Manifesto di Manila[9] o l’Impegno di Città del Capo[10], o la Carta Globale della Coscienza[11]. È urgente che ci impegniamo tutti ad alfabetizzare i credenti su questi temi.

In secondo luogo credo sia importante una certa “radicalità”. Se non recuperiamo una postura tipicamente evangelica sarà difficile che otterremo risultati concreti. Nel contesto della Libertà Religiosa cosa significa essere radicali? Significa uscire da quell’atteggiamento sommesso e di circostanza per cui ci assopiamo se riceviamo un contentino per il nostro ambito specifico. Mentre è legittimo ed importante che le chiese e le denominazioni lavorino per l’ottenimento e la salvaguardia della propria Intesa con lo Stato, al contempo, come affermava Peyrot, dobbiamo agire affinché i diritti fondamentali siano di fatto riconosciuti a tutti, a prescindere da accordi e negoziazioni con lo Stato. Dobbiamo comprendere che una legge sulla Libertà Religiosa è assolutamente necessaria e che essa riguarda noi ma anche gli altri. Nel corso della sua storia l’Alleanza Evangelica ha promosso tre manifestazioni sulla libertà religiosa cui hanno partecipato migliaia di credenti[12]. Perché non metterci d’accordo qui ed organizzare una grande manifestazione sulla libertà religiosa per il 2020? Non sarebbe forse un modo per esprimere una sana, generosa ed amorevole militanza cristiana in favore della Chiesa e della società tutta?

Infine, come ultimo ingrediente, credo sia importante che il nostro impegno sia efficace. Perché, anziché andare in ordine sparso o affidarci a chi ha un approccio diametralmente opposto al nostro, non rilanciare una forma di coordinamento fra gli evangelici con tutte le denominazioni veramente radicate nella Parola di Dio per lavorare assieme su queste tematiche? Fermo restando il diritto e direi la responsabilità di ogni denominazione a procedere per il suo percorso di riconoscimento, perché non lavorare anche in forma aggregata per esprimere una voce unitaria ed efficace?

Questo appuntamento è certamente importante, e spero veramente che il Signore faccia destare ciascuno di noi, come un sol uomo, per la Sua Gloria!



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