«caddero nella buona terra... e giunsero a dare... il cento per uno» Mc 4,1-8

UNA CHIESA BIBLICA, LITURGICA, SACRAMENTALE


Beato chi non si scandalizza di me


COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA TERZA DOMENICA DI AVVENTO

Colletta

Dio Onnipotente, donaci la grazia di allontanare da noi le opere delle tenebre e rivestirci dell’armatura della luce, ora nel tempo di questa vita mortale, in cui il tuo figlio Gesù Cristo è venuto a visitarci in grande umiltà; affinché nell’ultimo giorno, quando ritornerà nella sua gloriosa maestà, per giudicare i vivi e i morti, possiamo risorgere alla vita immortale, per lui che vive e regna, con te e con lo Spirito santo, nei secoli dei secoli. Amen

Signore Gesù Cristo, che nella tua prima venuta ai mandato il tuo messaggero per preparare le via dinnanzi a t; concedi che i tuoi ministri e dispensatori dei tuoi misteri possano allo stesso modo preparare e rendere pronta la via, convertendo i cuori disobbedienti alla saggezza e alla giustizia; affinché nella tua seconda venuta per giudicare il mondo possiamo essere trovati come popolo accettevole alla tua vista; tu che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo, unico dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Letture:

1 Cor 4,1-5; Mt 11,1-10

 All'inizio del quarto capitolo della prima lettera ai Corinti Paolo delinea la natura del ministro di Dio. Lungi dall'essere un 'alter Christus' egli è un subordinato, un amministratore, che dispensa un tesoro non suo. Così anche nella seconda lettera ai Corinti l'Apostolo afferma: "Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi" (2 Cor 4,7).
Dinanzi a Dio, o dinanzi a Cristo il capo della Chiesa, la posizione dei ministri è quella di un'assoluta ed umile dipendenza. Dalla grazia di Dio essi ricevono i doni necessari di conoscenza, di parola, di compassione per gli uomini; da lui la vocazione interiore. La Chiesa non può che riconoscere questi doni e questa vocazione ed accogliere con riconoscenza coloro che il Signore le manda.
A Dio appartiene l'opera alla quale i ministri consacrano le forze. Da Dio procede la benedizione che rende efficace il lavoro degli operai. A Dio devono i ministri rendere conto del loro operato. Il ministro è per la chiesa, non la chiesa per il ministro. Il ministro è incaricato di predicare il vangelo, prima che preoccuparsi di questioni secondarie, quali controversie politiche, questioni sociali e scientifiche.
La funzione affidata ai ministri di Dio è quella degli economi nelle grandi case. Essi dispensano i beni del loro padrone, hanno la sopraintendenza e la cura degli altri servi a cui devono distribuire il cibo.
Il tesoro e i misteri che tali sovrintendenti amministrano sono le parole del Vangelo, i disegni occulti di Dio sulla salvezza del mondo, che Egli ha manifestato, per mezzo del suo Figlio e dello Spirito Santo, negli ultimi tempi.
Gli apostoli non devono tener conto né degli apprezzamenti né delle ostilità ricevuti, affidandosi unicamente al giudizio divino che verrà alla fine dei tempi, nel giorno del Signore. Persino la nostra capacità dii consapevolezza verso il peccato è offuscata secondo Paolo; per questo egli afferma "non giudico neppure me stesso. Non sono infatti consapevole di colpa alcuna; non per questo sono però giustificato" (1 Cor 4, 3-4). Non conosciamo i moti più profondi del cuore umano, né quelli altrui e nemmeno i nostri. Per questo ci è richiesta una fede assoluta nella grazia di Dio e nel potere santificante del suo Spirito. Ogni morale che non tenga conto di questo, soffermandosi unicamente sulle azioni esteriori, seppur buone, scade nel moralismo. Tuttavia ciò non ci esime dal coltivare un grande senso di responsabilità nel mettere in pratica l'insegnamento evangelico; e a questo sono chiamati tanto i ministri di Dio, che si consacrano in modo speciale a questo ufficio, quanto coloro che essi ammaestrano. Sebbene gli amministratori saranno giudicati in proporzione della responsabilità che gli è stata affidata, nessuno può trovare un alibi della propria freddezza o tiepidezza nei confronti del Vangelo, delegando ai consacrati il compito di adempiere i suoi precetti.
Al capitolo undicesimo del vangelo di Matteo Gesù applica a se stesso un passo del libro di Isaia (61,1) mandando a dire a Giovanni il Battista che l'evangelo è annunziato ai poveri (Mt 11,5); laddove dobbiamo intendere non solo coloro che dispongono di scarsi mezzi materiali, ma ogni uomo con un cuore umile e un orecchio capace di mettersi in ascolto, oltre il fracasso, le seduzioni e le illusioni mondane. I poveri erano anche coloro che fino a quel momento i farisei e i grandi dottori della Legge avevano trascurato nella propria predicazione. La parola di Dio risuona per ogni uomo, anche coloro che la società non prende in considerazione e "beato chi non si scandalizza di me" afferma Gesù. Beato, cioè, chi non rigetta il suo messaggio, chi non rifugge dal sacrificio di sé che la dottrina evangelica richiede. Quantunque Gesù abbia espresso quest'idea sotto la forma d'una beatitudine, pure, in sostanza, essa è un avvertimento solenne per quelli che mettono in dubbio il suo carattere messianico, magari per l'umile condizione in cui egli è apparso sulla terra.
Ci aiuti allora, il Signore, a preparare la sua via in questo tempo di Avvento, per convertirci e conformarci a lui.

Rev. Luca Vona

La segnalazione dei siti esterni non implica necessariamente una condivisione dei loro contenuti, per i quali in ogni caso non ci assumiamo alcuna responsabilità.

Vi invitiamo a contattarci per proporre nuovi contenuti, segnalare eventuali errori o malfunzionamenti del sito.

Chiesa Evangelica
Chiesa Evangelica · Cento per uno · via delle Betulle 63 00171 Roma (Centocelle)·