«caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno» Mc 4,1-8

«Fate tutto il bene che potete con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, tutte le volte che potete, a tutti quelli che potete, sempre, finché potrete» - John Wesley


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Beato chi non si scandalizza di me


COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA TERZA DOMENICA DI AVVENTO

Colletta

Dio Onnipotente, donaci la grazia di allontanare da noi le opere delle tenebre e rivestirci dell’armatura della luce, ora nel tempo di questa vita mortale, in cui il tuo figlio Gesù Cristo è venuto a visitarci in grande umiltà; affinché nell’ultimo giorno, quando ritornerà nella sua gloriosa maestà, per giudicare i vivi e i morti, possiamo risorgere alla vita immortale, per lui che vive e regna, con te e con lo Spirito santo, nei secoli dei secoli. Amen

Signore Gesù Cristo, che nella tua prima venuta ai mandato il tuo messaggero per preparare le via dinnanzi a t; concedi che i tuoi ministri e dispensatori dei tuoi misteri possano allo stesso modo preparare e rendere pronta la via, convertendo i cuori disobbedienti alla saggezza e alla giustizia; affinché nella tua seconda venuta per giudicare il mondo possiamo essere trovati come popolo accettevole alla tua vista; tu che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo, unico dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Letture:

1 Cor 4,1-5; Mt 11,1-10

 All'inizio del quarto capitolo della prima lettera ai Corinti Paolo delinea la natura del ministro di Dio. Lungi dall'essere un 'alter Christus' egli è un subordinato, un amministratore, che dispensa un tesoro non suo. Così anche nella seconda lettera ai Corinti l'Apostolo afferma: "Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi" (2 Cor 4,7).
Dinanzi a Dio, o dinanzi a Cristo il capo della Chiesa, la posizione dei ministri è quella di un'assoluta ed umile dipendenza. Dalla grazia di Dio essi ricevono i doni necessari di conoscenza, di parola, di compassione per gli uomini; da lui la vocazione interiore. La Chiesa non può che riconoscere questi doni e questa vocazione ed accogliere con riconoscenza coloro che il Signore le manda.
A Dio appartiene l'opera alla quale i ministri consacrano le forze. Da Dio procede la benedizione che rende efficace il lavoro degli operai. A Dio devono i ministri rendere conto del loro operato. Il ministro è per la chiesa, non la chiesa per il ministro. Il ministro è incaricato di predicare il vangelo, prima che preoccuparsi di questioni secondarie, quali controversie politiche, questioni sociali e scientifiche.
La funzione affidata ai ministri di Dio è quella degli economi nelle grandi case. Essi dispensano i beni del loro padrone, hanno la sopraintendenza e la cura degli altri servi a cui devono distribuire il cibo.
Il tesoro e i misteri che tali sovrintendenti amministrano sono le parole del Vangelo, i disegni occulti di Dio sulla salvezza del mondo, che Egli ha manifestato, per mezzo del suo Figlio e dello Spirito Santo, negli ultimi tempi.
Gli apostoli non devono tener conto né degli apprezzamenti né delle ostilità ricevuti, affidandosi unicamente al giudizio divino che verrà alla fine dei tempi, nel giorno del Signore. Persino la nostra capacità dii consapevolezza verso il peccato è offuscata secondo Paolo; per questo egli afferma "non giudico neppure me stesso. Non sono infatti consapevole di colpa alcuna; non per questo sono però giustificato" (1 Cor 4, 3-4). Non conosciamo i moti più profondi del cuore umano, né quelli altrui e nemmeno i nostri. Per questo ci è richiesta una fede assoluta nella grazia di Dio e nel potere santificante del suo Spirito. Ogni morale che non tenga conto di questo, soffermandosi unicamente sulle azioni esteriori, seppur buone, scade nel moralismo. Tuttavia ciò non ci esime dal coltivare un grande senso di responsabilità nel mettere in pratica l'insegnamento evangelico; e a questo sono chiamati tanto i ministri di Dio, che si consacrano in modo speciale a questo ufficio, quanto coloro che essi ammaestrano. Sebbene gli amministratori saranno giudicati in proporzione della responsabilità che gli è stata affidata, nessuno può trovare un alibi della propria freddezza o tiepidezza nei confronti del Vangelo, delegando ai consacrati il compito di adempiere i suoi precetti.
Al capitolo undicesimo del vangelo di Matteo Gesù applica a se stesso un passo del libro di Isaia (61,1) mandando a dire a Giovanni il Battista che l'evangelo è annunziato ai poveri (Mt 11,5); laddove dobbiamo intendere non solo coloro che dispongono di scarsi mezzi materiali, ma ogni uomo con un cuore umile e un orecchio capace di mettersi in ascolto, oltre il fracasso, le seduzioni e le illusioni mondane. I poveri erano anche coloro che fino a quel momento i farisei e i grandi dottori della Legge avevano trascurato nella propria predicazione. La parola di Dio risuona per ogni uomo, anche coloro che la società non prende in considerazione e "beato chi non si scandalizza di me" afferma Gesù. Beato, cioè, chi non rigetta il suo messaggio, chi non rifugge dal sacrificio di sé che la dottrina evangelica richiede. Quantunque Gesù abbia espresso quest'idea sotto la forma d'una beatitudine, pure, in sostanza, essa è un avvertimento solenne per quelli che mettono in dubbio il suo carattere messianico, magari per l'umile condizione in cui egli è apparso sulla terra.
Ci aiuti allora, il Signore, a preparare la sua via in questo tempo di Avvento, per convertirci e conformarci a lui.

Rev. Luca Vona

Le mie parole non passeranno


COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA SECONDA DOMENICA DI AVVENTO

Colletta

Dio Onnipotente, donaci la grazia di allontanare da noi le opere delle tenebre e rivestirci dell’armatura della luce, ora nel tempo di questa vita mortale, in cui il tuo figlio Gesù Cristo è venuto a visitarci in grande umiltà; affinché nell’ultimo giorno, quando ritornerà nella sua gloriosa maestà, per giudicare i vivi e i morti, possiamo risorgere alla vita immortale, per lui che vive e regna, con te e con lo Spirito santo, nei secoli dei secoli. Amen

Signore santo, che hai ispirato tutte le Scritture affinché fossero scritte per la nostra edificazione; concedici di ascoltarle, leggerle, memorizzarle, apprenderle e interiorizzarle, affinché mediante il conforto e la pazienza donati dalla tua santa Parola, possiamo abbracciare e mantenere la beata speranza della vita eterna, che ci hai donato nel nostro Salvatore Gesù Cristo. Amen.

Letture:

Rm 15,4-13; Lc 21,25-33


Nell'attesa del ritorno di Cristo, questo è il tempo della speranza, da coltivare mediante la meditazione delle Scritture, alla quale ci esorta anche la Colletta del giorno.
Quando parliamo delle Scritture intendiamo la totalità dell'Antico e del Nuovo testamento. Gesù ammonisce nel Vangelo di Matteo: "finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto" (Mt 5,18). Paolo richiama diversi passi dell'Antico testamento, mostrandone il valore ancora attuale; questi passi, probabilmente, erano stati utilizzati più volte dall'Apostolo nella sua predicazione, per convincere e confortare.
La Scrittura, però, è soltanto il mezzo di cui Dio si serve, per soccorrerci e fortificarci nel momento di tribolazione che caratterizza gli ultimi tempi. Paolo innalza la propria mente e il proprio cuore a Colui che può riempire i cuori di pazienza e realizzare la comunione fraterna nella chiesa.
La meta ultima della storia è infatti la lode unanime del Padre, in comunione col Figlio, nello Spirito Santo. Questa comune aspirazione alla lode e gloria di Dio deve crescere negli utimi tempi, affinché tutti i cuori siano un medesimo cuore e tutte le voci compongano un'armonia simile a quella di molti strumenti, ciascono diverso nel suo timbro, ma tutti accordati nell'azione comune.
Questo ideale va realizzato non solo nella preghiera; Dio infatti, avendo accolto a sè i peccatori, senza distinzione di Giudei e di pagani, di ricchi, e di poveri, d'ignoranti, e di dotti; di onorati o di sprezzati dal mondo, deve essere glorificato da tutti, anche con le opere. Come Cristo ha accolto noi per la gloria del Padre, noi dobbiamo accogliere i nostri fratelli, e ogni uomo, in tutte le relazioni della nostra vita, superando le offese, le antipatie, il divario di opinioni.
Dobbiamo abituarci a una convivenza pacifica nella Chiesa di Cristo dei deboli e dei forti nella fede, di credenti che differiscono su cose secondarie. Essa è una realtà inevitabile giacchè non si può pretendere lo stesso grado di conoscenza e di esperienza cristiana nei fanciulli e negli uomini fatti. Certo, l'ideale cui tutti devono tendere è l'arrivare all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, all'altezza della statura perfetta di Cristo (Ef 4,13); ma a questo ideale non si giunge d'un tratto nè per imposizione d'autorità, bensì gradatamente e lentamente. Intanto il bambino e il giovane hanno il loro posto legittimo nella famiglia, al pari dell'uomo maturo e dell'anziano.
In Cristo si realizzano non solo le promesse fatte ai padri e dunque al popolo ebraico, come ricordato dai cantici di Maria (Lc 1,54-55) di Zaccaria (Lc 1,70) e di Simeone (Lc 2,29-32) che salutarono la nascita del Messia promesso.
Consacriamo il nostro intero essere a Dio per compiere la sua volontà nelle varie sfere dove siamo chiamati a vivere una vita di pietà, di giustizia di pace e d'amore, irradiata dalla speranza della gloria.
La promessa della salvezza, il dono della grazia e della santificazione sono ora offerte anche ai pagani e, dunque, a ogni uomo. Nella fede in Cristo ciascuno può trovare la pienezza della gioia e della pace, ovvero la capacità di colivare relazioni interprsonali virtuose; così le parole di Paolo: vi riempia d'ogni allegrezza e pace nel vostro credere. E l'Apostolo aggiunge: mediante la potenza dello Spirito Santo; non il semplice sforzo umano, ma la potenza dello Spirito di Dio può alimentare nel cristiano la fiamma della speranza, sicchè nessuna tempesta valga a spegnerla o a diminuirla.
Cristo viene sulle nubi, ovvero la sua manifestazione vittoriosa si realizza per mezzo dello Spirito, consolidando il regno del Vangelo sulla terra, e favorendo la sua propagazione fra tutti i popoli mediante l'opera dei suoi inviati.
Ma guai a quella chiesa in cui l'individuo è sommerso, in cui l'istituzione soffoca l'individuo nella conoscenza di Dio, nell'amore di Cristo, nella potenza dello Spirito. La comunità può essere forte là dove le coscienze individuali possono esprimersi e respirare nella ricerca della propria illuminazione, dove le anime conoscono personalmente Dio in Cristo, dove ogni singola volontà è pronta, se chiamata da Dio, a sostenere la verità conosciuta, anche contro la società religiosa, spinta non da un vanitoso spirito di contradizione, ma dal senso profondo di responsabilità personale verso il suo Signore, e rispettosa delle convinizioni altrui
Il Vanglo di Luca e il passo paralleo di Matteo 24,29-35 ci avvertono che questa manifestazione di gloria sarà preceduta da uno sconvolgimento del sole, delle stelle, del mare, della terra e dei popoli. Molti uomini verranno meno per la paura. Questi eventi caratterizzano la nostra esistenza umana da sempre e non devono stupirci. Il mondo è sconvolto dalle potenze del male e del peccato, dall'egoismo, dall'oppressione, dalla violenza. Ma il credente sa vedere nel fico i germogli della grazia, il germoglio di Iesse, riconoscendo l'approssimarsi dell'estate e la prossimità del Regno di Dio.
Ancora una volta, nelle parole di Gesù troviamo il richiamo ad affidarci alla parola di Dio, ad aggrapparci ad essa come ancora di salvezza nelle acque turbinose dell'esistenza umana e negli sconvolgimenti che la caratterizzano. Questa la sua promessa, che alimenta la speranza del cristiano: i cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Lc 21,33).

Rev. Luca Vona


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