«caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno» Mc 4,1-8

«Fate tutto il bene che potete con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, tutte le volte che potete, a tutti quelli che potete, sempre, finché potrete» - John Wesley

Tutto il mondo creato è in travaglio


LITURGIA DELLA QUARTA DOMENICA DOPO LA TRINITA'

Colletta

O Dio, protezione di tutti coloro che confidano in te, senza il quale non c’è nulla di forte, nulla di santo; accresci e moltiplica su di noi la tua misericordia; affinché con te come guida e governatore, possiamo passare attraverso le cose temporali senza perdere le cose eterne. Concedici questo, o Padre celeste, per l’amore di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Letture:

Rm 8,18-23; Lc 6,36-42

“Siate dunque misericordiosi, come anche il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). Gesù ci comanda di essere misericordiosi come il Padre e di perdonare il nostro prossimo, perché noi per primi siamo stati perdonati. Nessuno di noi può pensare di non avere avuto bisogno e di non avere continuamente bisogno del perdono del Padre. Come afferma San Paolo nel terzo capitolo della sua Lettera ai Romani, citando il salmista (Sal 14,3 e 53,1-3): “non c’è alcun giusto, neppure uno” (Rm 3,10). Per questo nella preghiera che ci ha insegnato Gesù chiediamo al Padre di rimmetere i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Il comandamento della misericordia scandalizza, perché ci è più facile pensare a una giustizia di Dio strettamente retributiva, che punisce i peccatori e premia i giusti. Ci è più facile pensare di esserci meritati un premio da parte del Signore, piuttosto che pensare alla gratuità della salvezza. Una gratuità che lungi dall’istigarci all’irresponsabilità ci esorta alla riconoscenza e dunque alla rettitudine come risposta al bene che Dio ci ha mostrato per primo e come imitazione del suo agire nel mondo.
Fu proprio nel predicare la misericoordia di Dio che Gesù incontrò le maggiori contestazioni e ostilità. Anche perché la sua predicazione non si fermava alle parole, ma si concretizzava in gesti che determinavano una rottura con le pratiche legalistiche del tempo: egli guarisce di sabato, tocca i lebrrosi mosso da compassione, mangia con le prostitute e i pubblici peccatori.
Siamo tutti feriti dal peccato; e anche il nostro occhio è ferito dal peccato. per questo spesso non sappiamo vedere le cose come le vede Dio. Il nostro sguardo è ferito e ha bisogno di essere purificato. Nella misura in cui saremo in grado di comprendere quanto siamo noi per primi bisognosi del perdono di Dio e quanto noi per primi abbiamo ricevuto la sua misericordia, tanto più saremo capaci di donare perdono e misericordia al nostro prossimo e mostrarci compassionevoli verso l’intera creazione, che è ferita dal peccato e geme attendendo la manifestazione dei figli di Dio (Rm 8,19). Ciò significa che la nostra sofferenza, il nostro anelito alla liberazione del creato dal disordine del peccato, non sono vani; sono fondati sulla speranza, che pur non possedendo l'oggetto del suo desiderio e, dunque, soffrendo per questo, lo contempla come in una visione profetica.
Il filosofo Ernst Bloch, nella sua opera "Spirito dell'Utopia", parlava di "coscienza anticipante", delineando una sorta di platonismo alla rovescia, in cui la perfezione non è una origine dalla quale siamo decaduti e che ricordiamo con nostalgia, ma è una meta cui tutto tende e che lo Spirito ci suggerisce con segni molteplici. Le Sante Scritture ci insegnano che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato, che ha contaminato l'uomo fin dalle origini, e le cui conseguenze si sono riversate sull'intera creazione. Ma il messaggio evangelico ci dona la buona notizia che non solo Dio ci perdona, ma attraverso il suo Spirito fa nuove tutte le cose, restaurando in noi l'immagine divina e chiamandoci a curare le ferite di ogni uomo, a prenderci cura del suo giardino per restaurare l’ordine primigenio.
Siamo dunque chiamati a operare attivamente per riportare nel mondo pace e riconciliazione, tra l'uomo e Dio, tra uomo e uomo e tra l'uomo e l'intera creazione.

Rev. Luca Vona



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