«caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno» Mc 4,1-8

«Fate tutto il bene che potete con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, tutte le volte che potete, a tutti quelli che potete, sempre, finché potrete» - John Wesley


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Il vento soffia dove vuole


COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA DOMENICA DELLA TRINITA'


Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che hai donato a noi, tuoi servi, la grazia di riconoscere, mediante la confessione della vera fede, la gloria dell’eterna Trinità; e di adorare la sua Unità nel potere della Maestà Divina; ti supplichiamo di custodirci in questa fede e di difenderci da ogni avversità; tu che vivi e regni, unico Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Letture:

Ap 4,1-11; Gv 3,1-15

Nella conversazione notturna con l’amico Nicodemo Gesù ci lascia un insegnamento sul suo modo di interndere l’impegno religioso, lontano dalla semplice appartenenza nazionalistica o da una fedeltà sterile alla lettera dei testi sacri. Il vento soffia, ma occorre dispiegare le vele della fede per lasciarci guidare dallo Spirito.
“Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va” (Gv 3,8). La direzione dalla quale e verso la quale si muove lo Spirito non è prevedibile, è capace di sorprenderci sempre. Per questo occorre essere dei navigatori attenti alle sue sollecitazioni, in modo da sapere sempre da quale direzione prendere il vento. La nostra traversata si compie sotto la spinta di una fonte di energia che non può essere accumulata e conservata, come potrebbe essere quellla di una moderna nave a gasolio o di un sommergibile a propulsione nucleare. È dunque necessaria una nostra apertura allo Spirito qui ed ora, sempre. È necessaria una frequentazione assidua della Parola di Dio; la nostra docilità alla sua azione non può venire meno, se non vogliamo esporci alle correnti e andare alla deriva.
Di qui l'importanza della dimensione quotidiana, ordinaria, feriale, che caratterizza questo lungo periodo del calendario liturgico, che dalla domenica della Trinità conduce all'Avvento, e che altre chiese chiamano Tempo Ordinario. Nella Chiesa Anglicana, secondo una antica trdizione, viene chiamato Tempo della Trinità, quasi a rammentare tutta la straordinarietà della vita cristiana, anche - e direi soprattutto - nella vita di tutti i giorni. Viene qui riassunto il principio e al tempo stesso il fine ultimo della creazione, la ragione per cui siamo stati creati e ciò che costituirà la nostra vita quando avremo combattuto la buona battaglia e preservato la fede fino alla fine: la vita nella Trinità, la partecipazione al mistero di un Dio unico ma non solitario, un Dio in tre persone, che chiama l'uomo a partecipare a quest'intima relazione.
La fede è la chiave che ci apre le porte del cielo, consentendoci di pregustare fin d'ora questa esperienza della vita divina. E la fede non è un dono per pochi eletti, perché Dio ci chiama con voce di tromba. Recita il Salmo 19: "I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento dichiara l'opera delle sue mani. Non hanno favella, né parole; la loro voce non s'ode; eppure il loro suono esce fuori per tutta la terra, e le loro parole giungono all'estremità del mondo" (Sal 19,1.3-4).
Ma occorre rinascere dall'alto, dall'acqua e dallo Spirito Santo. Occorre lasciarsi rigenerare da Dio, per vedere il mondo con occhi sempre nuovi, per ascoltare e gustare tutte le cose con la meraviglia di un bambino da poco venuto alla luce. La rinascita dall'acqua è rappresentata dal battesimo, che è l'atto mediante il quale siamo liberati da tutti i nostri peccati, la fragilità e i difetti dei nostri sensi sono perdonati dalla misericordia di Dio che previene il nostro agire nel mondo. Ma il lavacro battesimale senza l'azione dello Spirito non gioverebbe a nulla. È lo Spirito, infatti, che restaura la nostra umanità.
Tutto è straordinario per chi accoglie il dono dello Spirito. La vita del cristiano non ha mai nulla di ordinario nel senso peggiorativo del termine. La noia, la monotonia, il vuoto, sono sensazioni lontane dalla vita di chi possiede Cristo e, in lui, l'intera Trinità divina. Chi ha fede non ha bisogno di stordire i sensi con emozioni sempre nuove, né di provare esperienze spirituali improntate a un misticismo che ci allontana dal mondo. La vita quotidiana e gli impegni ordinari non rappresentano per il cristiano un momento separato, e magari contrapposto, alla preghiera, alla meditazione delle scritture, alle buone opere. Il lavoro, lo studio, gli impegni familiari, possono e devono diventare tutti luoghi e momenti dell'azione salvifica compiuta dallo Spirito in noi e attraverso di noi. In tal modo le nostre vite divengono segno di rottura e fecondo scandalo nei confronti del "mondo" sottomesso al maligno. La sequela di Cristo ci renda sempre più partecipi della vita trinitaria, pietre vive della nuova creazione, costruttori del Regno di Dio.



Rev. Luca Vona




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