«caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno» Mc 4,1-8

«Fate tutto il bene che potete con tutti i mezzi che potete, in tutti i modi che potete, in tutti i luoghi che potete, tutte le volte che potete, a tutti quelli che potete, sempre, finché potrete» - John Wesley


NON CERCHIAMO SPETTATORI MA DISCEPOLI

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La vostra tristezza si muterà in gioia


Liturgia della III domenica dopo Pasqua


Colletta

Dio Onnipotente, che mostri a coloro che sono nell’errore la luce della tua verità, affinché possano tornare sulla via della giustizia; concedi a tutti coloro che sono ammessi alla sequella di Cristo, di evitare quelle cose contrarie alla loro professione, e di seguire tutte le cose a lui gradite. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Letture:

1 Pt 2,11-17; Gv 16,16-22.

La fede nella resurrezione, che è al centro della vita di ogni cristiano, ci dona la certezza che la verità e la giustizia, in Cristo, hanno vinto il mondo. E questa fede, lungi dal rappresentare un sogno consolatorio, ci porta a diventare noi stessi, in Cristo, agenti di questa trasformazione in corso, protagonisti di questa vittoria, sulla menzogna, sull’ingiustizia, sulla morte e sul peccato. Pietro ci esorta a comportarci come stranieri e pellegrini, astenendoci dai desideri della carne, affinché i Gentili, i pagani, coloro che sono lontani da Cristo, possano glorificare le nostre buone opere.
Dio, però, non ci utilizza come pedine in uno scacchiere. Egli ci mostra la luce, ma non ci obbliga a riceverla. La natura umana è immersa nelle tenebre e il Signore visita e illumina le nostre tenebre. C’è una scintilla divina in ciascuno di noi; e siamo liberi di alimentarla e trasmetterla, di trasformarla in un focolare o in un incendio che divampa; così come siamo liberi di soffocarla, mettendola sotto il moggio. Quel che è certo è che un giorno ci verrà chiesto conto del dono che abbiamo ricevuto e dell’uso che ne abbiamo fatto.
Il Risorto, nel suo discorso che lascia piuttosto disorientati i discepoli, ci parla di un breve momento in cui non lo vedermo più, e allora piangeremo e ci lamenteremo, mentre il mondo si rallegrerà; ma poi lo rivedremo e la nostra tristezza si muterà in gioia.
Il vero cristiano sente di non appartenere completamente a questo mondo, ha nostalgia di Dio, cerca la comunione con lui. Le gioie del mondo per lui non sono abbastanza, non valgono nulla a consolarlo e con il salmista esclama “l’anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente. Quando verrò e comparirò davanti a Dio?”. (Sal 42,2). La nostra fede ci rende Dio presente, ma la Verità si fa strada in maniera sofferta tra le tenebre, come se dovesse venire alla luce tra i dolori del parto. Questo è stato vero per la vicenda terrena di Gesù, dalla sua predicazine, accolta con entusiasmo, ma anche oggetto di aspre contestazioni, alla condanna della croce, fino alla vittoria della resurrezione, che ha prevalso sulla morte e sul peccato.
Anche la storia della Chiesa, così come la nostra personale vicenda di fede, ripercorrono queste tappe obbligate: la gioiosa rivelazione del Verbo incarnato, di una presenza divina che abita la creazione e che ha posto nel cuore dell’uomo la sua dimora. Il faticoso ritorno dell’uomo dal suo esilio alla comunione con il Creatore, guidato da questa luce, e da qui il richiamo a comportarci come pellegrini, astenendoci dai desideri della carne.
Ma cosa sono i desideri della carne? La carne, nella lingua greca della bibbia “sarx”, rappresenta la componente mortale della nostra natura umana. Per troppi secoli è stata identificata riduttivamente con il desiderio sessuale, connotando di significati moraleggiati questi passaggi biblici e altri dello stesso tenore. La verità più profonda è che l’astensione dai desideri della carne significa la capacità di non renderci schiavi delle cose finite, caduche, transitorie. Se ci ripieghiamo su di esse, ricercando lì la savezza, ciò che troviamo è soltanto tenebra.
Ma se trattiamo le cose buone che sono nel mondo per quello che sono, come mezzi e non come il fine, possiamo attraversarle indenni, guidati dalla luce divina e trasfigurare esse stesse nella luce.
Allora la nostra tristezza si muterà in gioia.


Rev. Luca Vona
Missione Anglicana Tradizionalista Carlo I Stuart





Chiesa Anglicana Tradizionalista Carlo I Stuart
Rettore Rev. Luca Vona
Venerabile Arcidiacono per l'Italia - Diocesi Anglicana Cattolica di Cristo Redentore
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