Il vostro cuore non sia turbato


COMMENTO ALLA LITURGIA DELLA PRIMA DOMENICA DOPO PASQUA


Colletta

Padre Onnipotente,che hai donato il tuo unico Figlio affinché morisse per i nostri peccati e risorgesse per la nostra giustificazione.Concedici di liberarci dal lievito della malizia e del peccato, per servirti sempre in verità e con cuore puro. Per i meriti del tuo stesso Figlio Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Letture:

1 Gv 5,4-12; Gv 20,19-23

Il mondo è nei vangeli quella forza che si oppone a Cristo e alla sua azione di salvezza. È una forza che risiede non solo fuori di noi, ma anche dentro di noi. È un ostacolo all'avvento del Regno di giustizia, di pace, di carità.
La paura del mondo, la paura delle forze ostili che hanno messo a morte l'autore della vita ("Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui" Gv 1,3), è ben rappresentata dalle porte serrate, dietro le quali i discepoli si sono trincerati dopo il terribile epilogo della vicenda terrena di Gesù.
Ma il Risorto, che "si presentò là in mezzo" (Gv 20,19), è capace di entrare nei nostri cuori anche a porte chiuse, per donarci la sua pace; non la pace come la dà il mondo, ma la pace dello Spirito Santo ("Ricevete lo Spirito Santo" Gv 20,22), quella pace che è Dio stesso. E ci invita a diventare portatori di pace, innanzitutto attraverso il perdono: "a chi rimetterete i peccati saranno perdonati e a chi li riterrete saranno ritenuti" (Gv 20,23).
Dio è pace. Per questo Gesù ci esorta: "il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi". Tutto ciò che porta turbamento, in noi e fuori di noi, non è  da Dio, anche se dovesse ammantarsi delle vestigia della pietà religiosa.
Il mondo ci fa versare in un continuo stato di agitazione con impegni, scadenze, sollecitazioni di ogni genere. Il più delle volte si tratta di cose vane e distanti dalle necessità del Regno di Dio. Ma noi dobbiamo essere capaci di prenderne consapevolezza e di spostare il centro della nostra attenzione sulla pace, su quella pace che è Dio. La nostra quotidianità dovrebbe essere, come quella di un monaco certosino, una quiete laboriosa e un' azione quieta.
Come apostoli del Vangelo, però, il mondo non deve turbarci al punto da fuggirlo e chiudere dietro di noi la porta della nostra stanza. Né può essere considerato evangelico un atteggiamento di semplice “disprezzo del mondo”, definizione che spesso ha fatto parte della letteratura cristiana e che si presta a gravi fraintendimenti.
Certamente l’umanità è terribilmente segnata dal peccato, dalla malvagità, dall'ingiustizia e non è sempre facile provare sentimenti di “filantropia”, di amore e compassione per i nostri simili. Ma Dio ha amato il mondo e gli ha donato il suo figlio unigenito. E Gesù, che è venuto nel mondo, manda anche noi a predicare il messaggio evangelico, per insegnare agli uomini la strada per ritornare a Dio. "Come tu hai mandato me nel mondo, così io ho mandato loro nel mondo" (Gv 17,18). Il cristiano non appartiene al mondo ma è mandato nel mondo. Avere il Figlio, possedere Gesù, farlo nostro nell'ascolto della sua Parola e nella sequela del suo esempio, significa possedere la vita, vivere in pienezza, gustare il senso profondo della nostra esistenza. E noi siamo chiamati dal Risorto a condividere questa pienezza di vita, portandola nel mondo, saldi nella nostra fede. Perchè "questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede" (1 Gv 5,4).


Rev. Luca Vona
Missione Anglicana Tradizionalista Carlo I Stuart





Chiesa Anglicana Tradizionalista Carlo I Stuart
Rettore Rev. Luca Vona
Venerabile Arcidiacono per l'Italia - Diocesi Anglicana Cattolica di Cristo Redentore
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