Avvio della Missione Anglicana "Carlo I Stuart" a Roma

Cari amici, 


siamo lieti di invitarvi il giorno


domenica 12 febbraio, alle ore 10 00

presso la Chiesa del Cimitero Acattolico di Roma (via Caio Cestio 6)


per la celebrazione dell'ordinazione diaconale di Luca Vona 


e l'inaugurazione della Missione "Carlo I Stuart", per lo sviluppo di una comunità anglicana di orientamento "tradizionale" (continuing anglican) e di lingua italiana nella città di Roma.

Il rito di ordinazione sarà celebrato da Mons. Frederick Haas, Vescovo ordinario della Diocesi anglicana autonoma di Cristo Redentore con sede a Baden Baden (Germania) e Malta, Accademico onorario dell'Ordine Teutonico. 

Luca Vona, cui sarà affidata la cura della Missione italiana è dottorando presso il Pontificio Istituto Liturgico (Pontificio Ateneo Sant'Anselmo), in cotutela con la Katholieke Universiteit Leuven (Belgio) e l'Università "La Sapienza" di Roma.

Punti di riferimento dottrinale, liturgico e pastorale della Missione saranno: il Book of Common Prayer del 1928 (tradotto in lingua italiana), i 39 articoli di religione (interpretati secondo l'anglicanesimo "High-Church") e la Affirmation di St. Louis (1977), che ha confermato la volontà delle chiese appartenenti al "movimento di continuazione" di mantenersi radicate nella tradizione delle Sacre Scritture, della Tradizione indivisa della Chiesa del primo millennio e dell'anglicanesimo "classico".

L'occasione vi consentirà di visitare gli splendidi monumenti dello storico Cimitero ai piedi della Piramide Cestia, in cui riposano artisti come Keats e Shelley.

Vi aspettiamo!





L'intercessione per i defunti nel Book of Common Prayer del 1928

AND we also bless thy holy Name for all thy servants  departed this life in thy faith and fear; beseeching thee to grant them continual growth in thy love and service, and to give us grace so to follow their good examples, that with them we may be partakers of thy heavenly kingdom. Grant this, O Father, for Jesus Christ's sake, our only Mediator and Advocate. Amen.

E noi benediciamo il tuo santo Nome anche per i tuoi servi, che hanno lasciato questa vita con fede e timore; ti chiediamo di concedergli di crescere continuamente nel tuo amore e nel tuo servizio, e di donarci la grazia di servire i loro buoni esempi, affinché con loro possiamo partecipare al tuo regno celeste. Concedici questo, o Padre, per l'amore di Gesù Cristo, nostro unico Mediatore e Avvocato. Amen.

- Book of Common Prayer 1928, Order for the Holy Eucharist, Prayer of Intercession


Nel corso delle sue diverse edizioni il Book of Common Prayer (Libro della preghiera comune), testo liturgico di riferimento per la Chiesa Anglicana, presenta differenti sfumature nella preghiere per i defunti. La prima edizione, pubblicata nel 1549 agli esordi del regno di Edoardo VI è sicuramente la più "cattolica", mentre per contro, l'edizione che lo stesso sovrano - con forti convinzioni protestanti - promulgo nel 1552 è  quella che risente maggiormente della teologia riformata (in particolare del contributo dei teologi Pietro Martire Vermigli e Martin Bucer). 

Il Book of Common Prayer del 1928 riprende sostanzialmente quello del 1559, promulgato da Elisabetta I ed espressione matura dell'anglicanesimo inteso come"Via Media" capace di accogliere nel solco della tradizione "cattolica" le istanze di riforma promosse dal protestantesimo, stemperandole in una sintesi che è un capolavoro di "diplomazia" teologica.

La grande preghiera di intercessione della Santa Messa evidenzia perfettamente la ricerca di una sintesi teologica tra magistero tradizionale e teologia riformata. Nel testo citato si prega chiaramente per i defunti, in particolare per coloro che hanno lasciato questa vita con fede e timorePer costoro, il celebrante chiede a Dio, in nome anche dell'assemblea dei fedeli, di concedergli di crescere nell'amore e nel servizio, parole che sembrano preservare una escatologia di tipo medievale, riconoscendo, appunto, la possibilità per le anime che hanno lasciato questo mondo, di crescere ancora nella carità. D'altra parte i 39 articoli di religione, altro pilastro dell'Anglicanesimo insieme al Book of Common Prayer, rifiutano la dottrina cattolica sul Purgatorio, ma come attestano le parole della liturgia appena menzionate non è respinta la possibilità di una purificazione ultraterrena dell'anima. Il riferimento non sembra solo ai defunti in generale, ma anche alle anime dei santi, di coloro i cui buoni esempi siamo chiamati a seguire. E infatti, poco prima, si chiedeva di far crescere queste anime anche nel servizio del Signore, riconoscendo a livello teologico la capacità di coloro che sono morti nella fede nel Risorto di offrire il loro aiuto a chi ancora fa parte della Chiesa militante in questo mondo, L'aspirazione è infatti che con loro possiamo partecipare al tuo regno celeste. Nelle parole conclusive della preghiera di Intercessione è d'altra parte altrettanto chiaramente espresso il riconoscimento di Gesù Cristo come unico Mediatore e Avvocato.

- Rev. Luca Vona


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- Missione Anglicana tradizionalista di lingua italiana 'Carlo I Stuart' - Una testimonianza evangelica in Roma