Il segno della croce nel Metodismo

Il segno della croce è un gesto cristiano che consiste nel tracciare con un dito o con tutta la mano un segno in forma di croce sopra il proprio corpo o nell'aria nella direzione di altre persone o cose.
Il "piccolo segno di croce", fatto con il dito pollice o indice della mano destra è attestato già da Tertulliano e Clemente di Alessandria nel II secolo dopo Cristo. Tertulliano scrive nel De corona militis:

« Se ci mettiamo in cammino, se usciamo od entriamo, se ci vestiamo, se ci laviamo o andiamo a mensa, a letto, se ci poniamo a sedere, in queste e in tutte le nostre azioni ci segniamo la fronte col segno di croce.»

Oltre al piccolo segno di croce, più tardi (verso il X secolo, forse inizialmente nell'ambiente monastico) fu introdotto nella liturgia il grande segno di croce. Probabilmente l'uso non-liturgico di questo gesto esisteva già dal V secolo.

Il segno della croce è presente nella liturgia metodista fin dalle origini ed è effettuato dal pastore durante il culto per la grande preghiera di ringraziamento, la confessione e perdono dei peccati e la benedizione di congedo. John Wesley, leader principale del primo metodismo, revisionò il Book of Common Prayer anglicano pubblicando per le chiese metodiste il Sunday Service of the Methodist in North America che istruisce i ministri a fare il segno della croce sul petto dei bambini immediatamente dopo averli battezzati. Il segno della croce per il rito del battesimo è ancora oggi presente nel Book of Worship metodista e ampiamente praticato, talvolta mediante l'unzione con olio benedetto. Il mercoledi delle ceneri il segno della croce è quasi sempre fatto dal pastore sulla fronte dei laici. La liturgia per gli infermi, che sta divenendo sempre più praticata, prevede che il pastore faccia un segno di croce con l'olio benedetto sulla fronte di coloro che cercano la guarigione.
L'utilizzo del segno della croce per la devozione privata è in ambito metodista una scelta personale, incoraggiata nella United Methodist Church, la più grande confessione metodista negli Stati Uniti e una delle più numerose al mondo. Molti metodisti della United Methodist Church fanno il segno della croce dopo aver ricevuto la Comunione e alcuni ministri benedicono la congregazione con un ampio segno di croce al termine del sermone o della liturgia.

Riporto qui di seguito quanto afferma, a proporsito del segno della croce, il Rev. Daniel Benedict, direttore del Center for Worship Resources e del General Board of Dishepleship della United Methodist Church.

«Il segno della croce è una pratica cristiana della chiesa cattolica: Romana, Ortodossa, Anglicana, Luterana, di alcune chiese Metodiste e Presbiteriane.
Nulla nella United Methodist Church incoraggia o proibisce questa pratica. Dal momento che la United Methodist Church è in qualche modo un prodotto della riforma protestante la sua pietà tende all'iconoclastia, rigettando statue, icone e molte pratiche cattoliche. Ma questo è un elemento culturale della chiesa non qualcosa di scritto.
Fatta questa premessa, io sono fortemente favorevole al segno della croce e lo impiego abitualmente nella mia preghiera privata e quando ricevo la Comunione (subito prima e subito dopo avere assunto gli elementi del pane e del vino). Come pastore faccio il segno della croce sulla congregazione al termine della liturgia.
Il segno della croce è indicato in particolare in quei contesti che ci chiamano maggiormente a recuperare il nostro senso di incorporazione a Cristo in seguito al battesimo. E' un segno spesso fatto sul petto del bambino durante il rito del battesimo, sulla fronte degli ammalati e quando una persona sta morendo.
Io vi incoraggio a usare il segno della croce come ricordo del battesimo e riaffermazione delle sue promesse e come segno di incoraggiamento nella sequela di Cristo. Se noti che le persone intorno a te sono a disagio con esso prova a condividere con loro le ragioni di quel che stai facendo. Io penso che dovremmo essere altrettanto liberi di sollevare o non sollevare le nostre braccia durante la preghiera. Perché non essere altrettanto liberi di fare il segno della croce, inginocchiarsi, segnarci con l'acqua benedetta attinta a un fonte dentro la chiesa? La liturgia ha a che fare anche con il corpo e il movimento non solo con le labbra e con la testa.»

Nelle chiese metodiste italiane il segno della croce non è normalmente praticato né durante il culto domenicale né durante l'amministrazione del battesimo, entrambi pressoché assimilabili alla ritualità della Chiesa Evangelica Valdese, con la quale è stato siglato un patto di integrazione nel 1975 sottoscrivendo una dottrina comune e celebrando insieme lo stesso Sinodo. La pratica liturgica e le consuetudini correlate alla devozione privata sono però sempre più soggette al contributo portato da metodisti provenienti da paesi che furono terre di missione delle chiese inglesi e statunitensi. Si aprono quindi nuovi scenari possibili per un recupero delle consuetudini liturgiche e sacramentali metodiste.

- Luca Vona, Order of St Luke (United Methodist Church)

Fermenti anglicani e metodisti a Roma

L'ultima settimana è stata per Roma ricca di eventi importanti che hanno coinvolto sia la chiesa Anglicana che quella Metodista.
Il 5 ottobre si è tenuto l'incontro tra Papa Francesco e l'Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, per commemorare i 50 anni dall'inizio del dialogo tra le due Chiese. Era infatti il 1966 quando Paolo VI e l'Arcivescovo di Canterbury Michael Ramsey si incontravano a Roma, dove veniva istituito l'Anglican Center, una sorta di ambasciata anglicana presso la Santa Sede.
Da quello storico incontro, che fece sembrare più vicina la meta dell'intercomunione tra le due Chiese, sono accadute tante cose. Il dialogo ecumenico in ambito cattolico si è intensificato, ma d'altra parte, la Chiesa Anglicana, come altre denominazioni sorte dalla Riforma protestante, ha accolto alcune istanze culturali e sociali, che l'hanno condotta al riconoscimento dell'ordinazione femminile, prima al presbiterato e, successivamente, all'episcopato. Questo ha raffreddato portato a un certo raffreddamento degli animi da parte cattolica, ma Papa Francesco ha ribadito durante questo incontro, quanto già aveva espresso in precedenti occasioni: non solo il dialogo deve andare avanti, ma soprattutto la collaborazione fraterna fra le due Chiese, nella lotta alla povertà e nella difesa della dignità umana, per le quali è stato siglato uno storico accordo fra le due Chiese. Papa Francesco ha ricordato anche le origini "romane" e "monastiche" del primo vescovo di Canterbury, Agostino, che da monastero del Celio - dove si è svolto l'incontro tra Papa Francesco e l'Arcivescovo Welby - fu inviato da Papa Gregorio Magno ad evangelizzare le genti anglosassoni.
Domenica 9 ottobre invece, mentre in via Nazionale, il Primate della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d'America (il "ramo statunitense" della Chiesa anglicana, con missioni in tutto il mondo), Michael Curry faceva visita alla parrocchia episcopaliana di San Paolo dentro le Mura, la pastora Mirella Manocchio si insediava a guida della comunità Metodista di via XX Settembre. La Pastora Manocchio era già stata eletta presidente dell'OPCEMI (l'Opera per le Chiese Metodiste in Italia) lo scorso agosto, durante il sinodo delle Chiese Metodiste e Valdesi.



Il Primate della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti, Right. Rev. Michael Curry



La Pastora Metodista e Presidente OPCEMI, Mirella Manocchio



Papa Francesco e l'Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby

Questo sito si propone di offrire informazioni utili sulle chiese anglicane e metodiste e la loro presenza in Italia. Non gode di alcun "imprimatur" e non rappresenta ufficialmente nessuna chiesa. Speriamo comunque di essere di aiuto a quanti, per ricerca spirituale, motivi di studio o semplice curiosità intellettuale siano interessati a conoscere questa antica confessione cristiana.

La segnalazione dei siti esterni non implica necessariamente una condivisione dei loro contenuti, per i quali in ogni caso non ci assumiamo alcuna responsabilità.

Vi invitiamo a contattarci per proporre nuovi contenuti, segnalare eventuali errori o malfunzionamenti del sito.

- Missione Anglicana tradizionalista di lingua italiana 'Carlo I Stuart' - Una testimonianza evangelica in Roma