Un anno fa la prima donna vescovo nella CofE

Un anno fa la consacrazione di Libby Lane, primo vescovo donna nella Curch of England, tra le contestazioni del Rev. Paul Williamson "No. Non nel mio nome!". Dopo di lei altre sette donne sono state nominate vescovo, una delle quali, Christine Hardman, ha preso posto ieri nella camera dei Lords, come consuetudine del Parlamento inglese. A dodici mesi di distanza il vero problema irrisolto della Comunione anglicana sembra essere quello relativo all'ordinazione delle persone omosessuali e alla benedizione delle unioni omosessuali. Problema che ha provocato la sospensione della Chiesa Episcoplae degli Stati Uniti per 3 anni dalla Comunione anglicana, privandola per tale periodo del diritto di voto, da parte dei primati riuniti durante il recente Meeting organizzato dall'Arcivescovo di Canterbury Justin Welby.

LINK: http://www.christiantoday.com/article/women.bishops.one.year.on.why.its.still.a.cause.for.celebration/77768.htm

Consigli per la lettura: Emanuele Fiume, Il Sinodo di Dordrecht (1618-1619), Claudiana (2015)

Nella Storia della chiesa un concilio protestante europeo è un fatto, se non unico, rarissimo. Ci possiamo rendere conto di quanto l’evento del sinodo riformato tenuto a Dordrecht, Olanda, dal 13 novembre 1618 al 29 maggio 1619 , sia stato generato da una testardaggine, tipicamente calvinista, che ha avuto la pretesa di costruire la Storia, e non di subirla, di cavalcarla o di interpretarla, considerando le seguenti particolarità. Il sinodo si riunì all’inizio del secentesco “secolo di ferro”, coincidente con l’inizio della devastante guerra dei trent’anni - che iniziò con tutte le caratteristiche della guerra di religione, per mutare forma in seguito - in una terra sotto il livello del mare che in poco meno di un secolo passò dalla sudditanza alla corona spagnola alla spavalda concorrenza mercantile all’Inghilterra sui mari del mondo. Il sinodo fu espressione di un’era teologica, quella dell’ortodossia, che la modernità è abituata a ridurre al minimo comune denominatore di una rigida astrazione di geometria teologica, Contro tutti i venti della Storia, della politica e della cultura il protestantesimo riformato europeo non si limitò a tentare di reprimere una corrente di dissenso che in quel momento aveva ancora un seguito assai modesto in Europa, ma si lanciò in una appassionata quanto accurata interpretazione della dottrina della predestinazione, che Calvino stesso aveva definito quale “santuario della sapienza divina ” priva di silenzi o di reticenze. Un cartello teologico indicante la grazia radicale, la grazia senza compromessi che stabiliva la libertà di Dio (che è libertà di essere Dio) e la libertà dei credenti (che è libertà di essere di Dio), in un livello, quello appunto dell’essere, che trascende la Storia, ma che pure la interseca efficacemente. In tutto il Seicento, il motore che muoverà il calvinismo europeo sarà la causa della libertà, la faticosa ricerca di una via alla modernità che non debba coincidere con il modello assolutista del re sole. Il sinodo di Dordrecht fu pure il “la” dottrinale del calvinismo europeo all’inizio di un secolo di battaglie culturali e militari, di agoni di penna e di spada. Con il tramonto dell’ortodossia storica, l’Europa calvinista saprà liberarsi perfino della stessa teologia di Dordrecht, ma il messaggio che fu di Dordrecht, il messaggio di grazia radicale che unisce la libertà di Dio e la libertà umana, l’eternità e la Storia, non fu altro che un efficace quanto drammatico tentativo storico di servire e di annunciare la radicalità del Vangelo di Dio. Quindi, continua a presentarsi a noi come degno di considerazione.

Emanuele Fiume ha studiato musica a Trieste e teologia a Roma, Heidelberg e Zurigo. Attualmente è pastore della chiesa valdese di Roma, e insegna Storia della Riforma presso la Facoltà pentecostale di Scienze religiose di Aversa.

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Considerazioni personali sulla recente sospensione della Chiesa Episcopale

Da qualche giorno e fino alla fine di questa settimana mi trovo in un luogo in cui risulta piuttosto difficile collegarsi a internet, per questo riesco a esprimere solo con un certo ritardo il mio modesto punto di vista sulla recente sospensione per tre anni della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti dalla Comunione Anglicana. La sospensione è stata decisa dalla maggioranza di vescovi riunito nel recente meeting dei Primati anglicani organizzato dall'Arcivescovo di Canterbury, ed è dovuta alla recente celebrazione di alcuni matrimoni tra persone dello stesso sesso oltre che all'ordinazione di persone pubblicamente omosessuali. Condivido pienamente le parole di orientamento "universalista" del primate Michael Curry il quale ha sottolineato la volontà di seguire l'esempio di Nostro Signore, il quale sulla croce ha spalancato le sue braccia per accogliere tutti, senza distinzione alcuna. Penso altresì parte che le chiese, non solo quelle della Comunione anglicana, siano troppo concentrate su problemi etici a scapito della teologia e, soprattutto, della spiritualità. Si dimentica che abbiamo tutti bisogno della grazia di Dio, che nessuno di noi è così buono da potere meritarla, che ciascuno di noi, come individuo e come chiesa, ha bisogno di cercarla incessantemente, per colmare l'abisso di una distanza infinita tra la nostra creaturalità ferita e la santità dell'Altissimo. E si dimentica che il nostro compito è di cercare la Grazia non con opere meritorie, ma innanzitutto nell'apertura del nostro cuore, riconoscendo e accogliendo il dono gratuito della misericordia divina. La battaglia per le buone opere, sia essa una battaglia per i diritti civili o per la difesa dell'etica tradizionale, lungi dall'avvicinare le chiese alla nostra società secolarizzata porta con sé il rischio di una ripiegamento su se stessi, favorendo divisioni e conflitti. Forse bisognerebbe semplicemente accettare il pluralismo e la diversità, ripartire dalla preghiera e dalla ricerca dell'incontro con Dio, al di là delle reciproche scomuniche, sanzioni e delegittimazioni. Forse dovremmo ripartire dalle parole del Signore: Cercate il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta. Personalmente ho una visione ecclesiale del tutto inclusiva, credo che la famiglia non sia un archetipo stabile ma una realtà in evoluzione. Per questo se devo prendere una posizione preferisco mettermi dalla parte di chi difende i diritti delle persone LGBT. Devo però riconoscere che ho tristemente avuto modo di sperimentare, in tempi recenti, che non sempre chi si mette da questa parte è altrettanto aperto verso forme di famiglia che non rispettano lo stereotipo convenzionale (conviventi, divorziati, ecc.) superando il pregiudizio all'amministrazione dei sacramenti (Ordine sacro incluso) senza pregiudizi e discriminazioni. L'evento su larga scala della sospensione della Chiesa Episcopale mi ha portato a riflettere su alcune questioni che mi hanno toccato da vicino in questa realtà ecclesiale, rileggendo quanto accaduto al Meeting dei Primati partendo dalla mia esperienza personale in questa chiesa e giungendo ad alcune considerazioni di carattere generale. Ebbene, penso che la difesa dei diritti e la lotta al pregiudizio non ci permettono di esercitare un liberalismo e una tolleranza "selettivi", seguendo magari la moda del momento nella scelta delle battaglie da combattere. La scelta ultima è tra una chiesa etica e disciplinare da un lato e una chiesa aperta allo Spirito dall'altro. E - ci è stato insegnato da Cristo - lo Spirito soffia dove vuole. Sappiamo riconoscerlo?

- Luca Vona

La comunione anglicana deve mantenere uno spazio anche per profondi disaccordi

Dall'11 al 16 gennaio prossimo si terrà il primo incontro dopo cinque anni degli arcivescovi, primati e moderatori delle 38 provincie della Comunione anglicana, che conta circa 85 milioni di fedeli in 165 paesi del mondo.

Verranno affrontati temi teologici, sociali e internazionali, alcuni dei quali stanno mettendo in difficoltà l'unione della famiglia anglicana ma che, come ha ricordato Justin Welby, Arcivescovo di Canterbury a capo dell'intera Comunione, rappresentano una sfida per l'intera cristianità.

Le questioni più delicate sul tavolo di discussione saranno soprattutto le questioni riguardanti l'etica sessuale (ordinazione di vescovi dichiaratamente omosessuali, benedizioni di unioni dello stesso sesso) che negli ultimi anni hanno diviso le numerose chiese indipendenti riunite sotto la Comunione anglicana.

Welby ha voluto invitare per la prima volta anche l'arcivescovo Foley Beach a capo dell'Anglican Church of North America (ACNA), un gruppo di chiese che si è separato dalla Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d'America e, dunque, dalla Comunione anglicana proprio per il disaccordo su questioni legate all'etica sessuale.

L'arcivescovo Justin Welby ha invitato alla preghiera, lanciando un sito con speciali collette e ha ricordato che la famiglia anglicana 'deve mantenere uno spazio anche per profondi disaccordi'.

D'altra parte l'anglicanesimo si è sempre contraddistinto fin dalla sua nascità per la capacità di armonizzare tendenze teologiche differenti favorendo un ampio pluralismo all'interno dell'unità liturgica.

- Luca Vona

Il messaggio dell'Arcivescovo di Canterbury per il Capodanno 2016

La società che sa accogliere è un posto migliore

L’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, nel messaggio di auguri per l’anno nuovo proferito il 1 gennaio, ha invitato la Gran Bretagna ad accogliere i rifugiati oggi come è già accaduto in passato. Secondo Welby la società che sa accogliere diventa un posto migliore.

«Gesù era un rifugiato - un bambino in fuga che con i suoi genitori giunge in un paese nuovo e straniero.

Gesù ci dice di accogliere lo straniero e lo sconosciuto, i poveri e i deboli. Come nazione abbiamo sempre fatto così. Nel mondo di oggi l’ospitalità e l’amore sono le armi più formidabili che abbiamo contro l’odio e l’estremismo».

Parlando alla Marsh Academy, una scuola della diocesi di Canterbury, Welby ha aggiunto: «Ho avuto l’onore di conoscere, in privato, un ragazzo che a soli 14 anni è fuggito dal Nord Africa dopo che i soldati hanno fatto irruzione nella sua scuola e hanno tentato di rapirlo. Lui è stato salvato da un insegnante coraggioso ma era così terrorizzato che quell’esperienza sarebbe potuta accadere di nuovo, che ha deciso di scappare via. Questo è solo un esempio dei tanti viaggi disperati che i bambini stanno facendo da soli per salvare le loro vite».

Welby ha elogiato la suddetta scuola come un luogo che accoglie, ama, serve, insegna, e dimostra la capacità della Gran Bretagna di vivere la lunga tradizione di accoglienza e ospitalità.

«Non è una scuola ricca, molte famiglie della zona infatti lottano giorno per giorno per sbarcare il lunario. Eppure questa scuola e la comunità circostante sono sorprendentemente generose. Se possono farlo loro, possiamo farlo tutti noi...».

Poi, concludendo, ha affermato: «L’ospitalità della gente di qui porta amore, speranza e gioia. Se li imitiamo, la società diventa un posto di gran lunga migliore».

- Riforma, 4 gennaio 2016

Messaggio di Natale del Consiglio Mondiale delle Chiese

In questo tempo dell'anno cristiano ricordiamo il grande amore di Dio per il mondo nel dono di Gesù Cristo. E leggiamo un'altra volta della fuga della sua famiglia in cerca di un luogo più sicuro della propria casa. Ricordiamo anche l'ultimo insegnamento del Maestro, come riportato da Matteo 25:40: 'In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me'.

Il significato del Natale e dell'Epifania è incompleto se ci dimentichiamo dei rifugiati.

Consiglio Mondiale delle Chiese, messaggio del Segretario generale Re. Dr. Olav Fyske

Fonte: http://www.oikoumene.org/en/resources/documents/general-secretary/messages-and-letters/christmas-message-2015

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