Esorcismo e possessione nell'esperienza pastorale di John Wesley

Nel suo sermone A Caution Against Bigotry John Wesley, fondatore del Metodismo, richiama le fondamenta bibliche e teologiche della pratica dell'esorcismo. In una delle sue lettere Wesley afferma: "Le testimonianze [relative al fondamento biblico degli esorcismi] sono innumerevoli e chiare". (Wesley, “Letter to Middleton”, 1759 in WRJW 10:41).
Lo studioso wesleyano Daniel Jennings riporta sedici casi di azione straordinaria del demonio testimoniati da Wesley nei suoi scritti. (Daniel R. Jennings, The Supernatural Occurrences of John Wesley (Oklahoma City: Sean Multimedia, 2005, 8-37).
Durante una delle sue prime esperienze con il demoniaco, accadute nell'inverno del 1739 a Bristol Wesley è impaurito e non se la sente di confrontarsi con la persona posseduta, così prega a distanza, ottenendone la liberazione. Ma due anni dopo, Wesley è chiamato a Kingswood ad assistere una persona affetta da una strana malattia, con segni di possessione demoniaca e si mostrerà più coraggioso, al punto di comandare al demone, nel nome di Gesù, di rivelargli se sta tormentando altre persone, ottenendo il nome di due che vivevano a poca distanza.
I segni della possessione riferiti da Wesley sono quelli tramandati da secoli dalla chiesa: grida blasfeme, alterazioni della voce (spesso riferisce di veri e propri "ruggiti"), una forza sovrumana capace di spezzare ceppi e catene, capacità di conoscere cose nascoste. Vengono riferiti anche bruschi abbassamenti della temperatura, localizzati in specifici punti dell'ambiente domestico.
Non mancano, nei diari di Wesley, i resoconti di altri fenomeni soprannaturali, occorsi ad alcuni credenti da lui assistiti, come l'apparizione delle anime dei defunti o l'apparizione di una sorta di "doppio" di alcune persone che sarebbero morte di lì a poco. (WJW3:14)
Ma nel caso della possessione demoniaca Wesley riferisce esperienze cui ha assistito in prima persona, esercitando il proprio ministero pastorale.
In An Answer to A Report, datato 12 Settembre 1782, Wesley afferma di essere pienamente convinto dell'autenticità dei numerosi fenomeni di ossessione e possessione cui ha assistito. (WRJW 11:503).
Gli strumenti di liberazione dal demonio riportati nei suoi numerosi resoconti sono l'invocazione del nome di Gesù, la preghiera, anche con l'aiuto di altri ministri, prolungata per diverse ore vicino alla persona tormentata, il canto di inni.

Due interessanti studi sull'argomento sono quello già menzionato di Jennings e l'articolo di Dojcin Zivandovic Wesley and Charisma: An Analysis of John Wesley's View of Spiritual Gifts. Entrambi affrontano anche altri aspetti del soprannaturale nell'opera di Wesley, come la presenza di fenomeni mistici e l'esercizio del ministero carismatico.


Link

Daniel R. Jennings, The Supernatural Occurences of John Wesley 

Dojcin Zivandovic, Wesley and Charisma: An Analysis of John Wesley's View of Spiritual Gifts 

Rowan Williams e la "Preghiera di Gesù"

Rowan Williams, già Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana è un fervente praticante e sostenitore della preghiera esicasta, detta anche "Preghiera di gesù" e appartenente alla tradizione delle Chiese Orientali. Riportiamo qui di seguito un brano tratto da una intervista apparsa sul periodico New Statesman, di cui trovate in nota il link.

Il rituale per me più significativo, a parte la routine del culto pubblico e dell'Ufficio del mattino e della sera, non appartiene alla tradizione anglicana.
I lettori di Franny and Zooey di Salinger (o del "Pellegrino russo", nota del traduttore) ricorderanno quella disciplina meditativa che appartiene alla tradizione greca e russa, la ripetizione della "Preghiera di Gesù": Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore (tratte da Lc 18 e Mt 16).
Praticamente chiunque scriva qualcosa sull'Ortodossia Orientale descrive questa preghiera e la disciplina fisica che può essere utilizzata per supportarla: essere consapevoli del proprio respiro, sedersi in un certo modo, focalizzare l'attenzione sul proprio petto, "facendo discendere la mente nel cuore".
L'interesse nell'unire le parole con le posture del corpo e il respiro è caratteristico anche delle pratiche di preghiera non-cristiane e durante gli ultimi decenni, la crescente esposizione alle dottrine buddhiste mi ha portato a conoscere pratiche non distanti dalla "Preghiera di Gesù", capaci di favorire quella presenza fisica e mentale che la preghiera richiede. La meditazione camminata, con un ritmo lento, coordinando ogni passo con il respiro, è una pratica che ho trovato estremamente importante per prepararmi a una lunga meditazione silenziosa.
Così il rituale ordinario con cui comincio la mia giornata è di svegliarmi presto per una breve passeggiata meditativa o, alcune volte, per poche prostrazioni lente, prima di fare 30-40 minuti di ginnastica ripetendo la "Preghiera di Gesù", lasciando qualche momento tra una ripetizione e l'altra per ascoltare il battito del cuore. La preghiera non ha nulla a che fare con le invocazioni magiche o l'autosuggestione, ma è semplicemente uno strumento per distaccare la mente dalle immagini e dai pensieri distraenti. Questo accade in maniera spontanea, mentre semplicemente ripeti le parole della preghiera (Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore) e porti gentilmente l'attenzione su di esse. Teologicamente potremmo definirlo un momento in cui sei consapevole del tuo corpo come di un luogo in cui la vita "avviene" e dove, prima ancora, Dio "avviene": una vita che vive dentro di te.
Così la giornata comincia con il ricordo fisico e mentale che la tua esistenza individuale è il respiro di una vita che non ti appartiene.Nei momenti di tensione e ansietà durante la giornata, inspirando ed espirando consapevolmente poche volte, meditare sulle parole di questa preghiera, ti consente di connetterti con una vita che non è la tua, immergendo e disperdendo in essa ogni ansia.
Il praticante maturo (non io) sperimenterà una costante chiarezza nella visione del proprio Sé e del mondo e, negli stadi più avanzati, la consapevolezza di una luce interiore e di una azione che accade oltre la propria volontà, una preghiera che prega da sola, come connessione tra un Dio interiore (che prega dentro di te, ndt) e al contempo trascendente.
La "Preghiera di Gesù" è semplicemente un modo di attualizzare (nel quotidiano) ciò che accade in una scala più ampia nella sacramentalità liturgica.
E' un peccato che molti cristiani occidentali oggi percepiscano questa pratica come estranea. Ma credo che nessuno di noi possa scoprire il significato profondo della religione senza esporsi a nuovi modi di essere nel proprio corpo.

- Tratto da New Statesman, 8 luglio 2014

Per ulteriori approfondimenti sulla "Preghiera di Gesù" (Esicasmo) consigliamo il sito, ricchissimo di risorse, http://digilander.libero.it/esicasmo/ESICASM/INDICE.htm

L'intervista integrale, in inglese, può essere letta al seguente link: http://www.newstatesman.com/culture/2014/07/after-god-how-fill-faith-shaped-hole-modern-life

Il segno della croce nel Metodismo

Il segno della croce è un gesto cristiano che consiste nel tracciare con un dito o con tutta la mano un segno in forma di croce sopra il proprio corpo o nell'aria nella direzione di altre persone o cose.
Il "piccolo segno di croce", fatto con il dito pollice o indice della mano destra è attestato già da Tertulliano e Clemente di Alessandria nel II secolo dopo Cristo. Tertulliano scrive nel De corona militis:

« Se ci mettiamo in cammino, se usciamo od entriamo, se ci vestiamo, se ci laviamo o andiamo a mensa, a letto, se ci poniamo a sedere, in queste e in tutte le nostre azioni ci segniamo la fronte col segno di croce.»

Oltre al piccolo segno di croce, più tardi (verso il X secolo, forse inizialmente nell'ambiente monastico) fu introdotto nella liturgia il grande segno di croce. Probabilmente l'uso non-liturgico di questo gesto esisteva già dal V secolo.

Il segno della croce è presente nella liturgia metodista fin dalle origini ed è effettuato dal pastore durante il culto per la grande preghiera di ringraziamento, la confessione e perdono dei peccati e la benedizione di congedo. John Wesley, leader principale del primo metodismo, revisionò il Book of Common Prayer anglicano pubblicando per le chiese metodiste il Sunday Service of the Methodist in North America che istruisce i ministri a fare il segno della croce sul petto dei bambini immediatamente dopo averli battezzati. Il segno della croce per il rito del battesimo è ancora oggi presente nel Book of Worship metodista e ampiamente praticato, talvolta mediante l'unzione con olio benedetto. Il mercoledi delle ceneri il segno della croce è quasi sempre fatto dal pastore sulla fronte dei laici. La liturgia per gli infermi, che sta divenendo sempre più praticata, prevede che il pastore faccia un segno di croce con l'olio benedetto sulla fronte di coloro che cercano la guarigione.
L'utilizzo del segno della croce per la devozione privata è in ambito metodista una scelta personale, incoraggiata nella United Methodist Church, la più grande confessione metodista negli Stati Uniti e una delle più numerose al mondo. Molti metodisti della United Methodist Church fanno il segno della croce dopo aver ricevuto la Comunione e alcuni ministri benedicono la congregazione con un ampio segno di croce al termine del sermone o della liturgia.

Riporto qui di seguito quanto afferma, a proporsito del segno della croce, il Rev. Daniel Benedict, direttore del Center for Worship Resources e del General Board of Dishepleship della United Methodist Church.

«Il segno della croce è una pratica cristiana della chiesa cattolica: Romana, Ortodossa, Anglicana, Luterana, di alcune chiese Metodiste e Presbiteriane.
Nulla nella United Methodist Church incoraggia o proibisce questa pratica. Dal momento che la United Methodist Church è in qualche modo un prodotto della riforma protestante la sua pietà tende all'iconoclastia, rigettando statue, icone e molte pratiche cattoliche. Ma questo è un elemento culturale della chiesa non qualcosa di scritto.
Fatta questa premessa, io sono fortemente favorevole al segno della croce e lo impiego abitualmente nella mia preghiera privata e quando ricevo la Comunione (subito prima e subito dopo avere assunto gli elementi del pane e del vino). Come pastore faccio il segno della croce sulla congregazione al termine della liturgia.
Il segno della croce è indicato in particolare in quei contesti che ci chiamano maggiormente a recuperare il nostro senso di incorporazione a Cristo in seguito al battesimo. E' un segno spesso fatto sul petto del bambino durante il rito del battesimo, sulla fronte degli ammalati e quando una persona sta morendo.
Io vi incoraggio a usare il segno della croce come ricordo del battesimo e riaffermazione delle sue promesse e come segno di incoraggiamento nella sequela di Cristo. Se noti che le persone intorno a te sono a disagio con esso prova a condividere con loro le ragioni di quel che stai facendo. Io penso che dovremmo essere altrettanto liberi di sollevare o non sollevare le nostre braccia durante la preghiera. Perché non essere altrettanto liberi di fare il segno della croce, inginocchiarsi, segnarci con l'acqua benedetta attinta a un fonte dentro la chiesa? La liturgia ha a che fare anche con il corpo e il movimento non solo con le labbra e con la testa.»

Nelle chiese metodiste italiane il segno della croce non è normalmente praticato né durante il culto domenicale né durante l'amministrazione del battesimo, entrambi pressoché assimilabili alla ritualità della Chiesa Evangelica Valdese, con la quale è stato siglato un patto di integrazione nel 1975 sottoscrivendo una dottrina comune e celebrando insieme lo stesso Sinodo. La pratica liturgica e le consuetudini correlate alla devozione privata sono però sempre più soggette al contributo portato da metodisti provenienti da paesi che furono terre di missione delle chiese inglesi e statunitensi. Si aprono quindi nuovi scenari possibili per un recupero delle consuetudini liturgiche e sacramentali metodiste.

- Luca Vona, Order of St Luke (United Methodist Church)

Fermenti anglicani e metodisti a Roma

L'ultima settimana è stata per Roma ricca di eventi importanti che hanno coinvolto sia la chiesa Anglicana che quella Metodista.
Il 5 ottobre si è tenuto l'incontro tra Papa Francesco e l'Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, per commemorare i 50 anni dall'inizio del dialogo tra le due Chiese. Era infatti il 1966 quando Paolo VI e l'Arcivescovo di Canterbury Michael Ramsey si incontravano a Roma, dove veniva istituito l'Anglican Center, una sorta di ambasciata anglicana presso la Santa Sede.
Da quello storico incontro, che fece sembrare più vicina la meta dell'intercomunione tra le due Chiese, sono accadute tante cose. Il dialogo ecumenico in ambito cattolico si è intensificato, ma d'altra parte, la Chiesa Anglicana, come altre denominazioni sorte dalla Riforma protestante, ha accolto alcune istanze culturali e sociali, che l'hanno condotta al riconoscimento dell'ordinazione femminile, prima al presbiterato e, successivamente, all'episcopato. Questo ha raffreddato portato a un certo raffreddamento degli animi da parte cattolica, ma Papa Francesco ha ribadito durante questo incontro, quanto già aveva espresso in precedenti occasioni: non solo il dialogo deve andare avanti, ma soprattutto la collaborazione fraterna fra le due Chiese, nella lotta alla povertà e nella difesa della dignità umana, per le quali è stato siglato uno storico accordo fra le due Chiese. Papa Francesco ha ricordato anche le origini "romane" e "monastiche" del primo vescovo di Canterbury, Agostino, che da monastero del Celio - dove si è svolto l'incontro tra Papa Francesco e l'Arcivescovo Welby - fu inviato da Papa Gregorio Magno ad evangelizzare le genti anglosassoni.
Domenica 9 ottobre invece, mentre in via Nazionale, il Primate della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d'America (il "ramo statunitense" della Chiesa anglicana, con missioni in tutto il mondo), Michael Curry faceva visita alla parrocchia episcopaliana di San Paolo dentro le Mura, la pastora Mirella Manocchio si insediava a guida della comunità Metodista di via XX Settembre. La Pastora Manocchio era già stata eletta presidente dell'OPCEMI (l'Opera per le Chiese Metodiste in Italia) lo scorso agosto, durante il sinodo delle Chiese Metodiste e Valdesi.



Il Primate della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti, Right. Rev. Michael Curry



La Pastora Metodista e Presidente OPCEMI, Mirella Manocchio



Papa Francesco e l'Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby

Wesley e la comunione frequente

Un terzo mezzo di grazia promosso fortemente da John Wesley, padre del Metodismo, fu la Cena del Signore, la cui partecipazione era richiesta ai metodisti secondo le prescrizioni delle General Rules e che fu inserita nella lista dei mezzi della Grazia nelle Larges Minutes (Wesley 1984-7: i. 389-90; Wesley 1873: viii 271, 323).  A proposito della Cena del Signore, difesa in particolare nel sermone Strumenti della Grazia, Wesley chiede ai metodisti: Vi prendete parte ogni volta che se ne presenta l'occasione? Preparandovi ad essa con preghiere solenni e grande devozione?. La comunione frequente è stata praticata da Wesley stesso fin dai tempi dei suoi studi ad Oxford (cf. Heitzenrater 1985: 13), e la sua enfasi nel raccomandare di ricevere il sacramento ogni volta che se ne presenti l'occasione è chiaramente espressa nell'esortazione di Wesley The Duty of Constant Communion (Il dovere della comunione frequente) scritto nel 1732 e ripubblicato nel 1787 con una nota: Ringrazio Dio di non aver mai mutato i miei sentimenti in alcuna delle cose qui raccomandate (Weslwy 1984-7: 3, 428). La revisione wesleyana del Prayer Book, compiuta nel 1784, asserisce che gli anziani ordinati in ciascuna delle nuove chiese metodiste americane devono celebrare la Cena del Signore ogni domenica.
Il sermone Il dovere della comunione frequente esprime molto chiaramente la convinzione che il sacramento della Cena del Signore veicola la grazia divina, la grazia del perdono dei peccati commessi dopo la nuova nascita (il battesimo) e la grazia della santificazione: che possiamo ottenere la santità sulla terra e la gloria senza fine in cielo (II: 5, Wesley 1984-7: iii. 432).
John e Charles Wesley esprimono questo senso della presenza della grazia divina nel sacramento attraverso la collezioni di Inni sulla cena del Signore (Hymns on the Lord's Supper (1745; in Rattenbury 1948: 195-249,204-24, esp. section II), sebbene solo pochi di questi inni siano stati inseriti nell'Innario del 1780, che ha rappresentato uno standard per gli innari successivi.
La mancanza di ministri ordinati autorizzati a celebrare il sacramento della Cena del Signore fu uno dei principali motivi che condussero John Wesley ad autorizzare la fondazione di una Chiesa Metodista Americana (successivamente denominata Methodist Episcopal Church) nel 1784 e la celebrazione della Cena del Signore fu un tratto distintivo della vita metodista, anche nei periodi di intensa evangelizzazione.

- Fonte: The Oxford Handbook of Methodist Studies, a cura di William J. Abraham,James E. 

Se andassimo d'accordo potremmo convertire anche i turchi

'Ho letto quasi ogni cosa che è stata scritta da Ecolampadio e Zwingli e sono giunto alla conclusione che le loro opere vadano esaminate con discernimento.
Potremmo convertire facilmente anche i turchi all'obbedienza del Vangelo se solo trovassimo un accordo tra di noi, unendoci in una confederazione'.

I have seen almost every thing that has been written and published either by OEcolampadius or Zuinglius, and I have come to the conclusion that the writings of every man must be read with discrimination. 
We sholud easily convert even the Turks to the obedience of our gospel, if only we would agree among ourselves, and unite together in some holy confederacy.

- Thomas Cranmer a Joachim Vadian, Original Letters relative to the english Reformation, eds. Robinsons & Hastings, Cambridge 1847, VII

'Sono consapevole che hai spesso desiderato che uomini saggi e di buona volontà prendessero consiglio insieme e, comparando le loro opinioni, portassero avanti il proprio lavoro sotto la sanzione della loro autorità, abbracciando i principali soggetti della dottrina ecclesiastica e trasmettendo la verità incorrotta ai posteri'.

I am aware that you have often desired that wise and godly men should take counsel together, and, having, compared their opinions, send forth under the sanction of their authority some work, that should embrace the chief subjects of ecclesiastical doctrine, and transimit the truth uncorrupted to posterity.

- Thomas Cranmer a Melantone, Original Letters relative to the english Reformation, eds. Robinsons & Hastings, Cambridge 1847, XII


A Cambridge, un Convegno sulle missioni protestanti dal XVII al XX secolo

Converting Europe: Protestant Missions, Propaganda and Literature  from the British Isles (1600-1900)

Girton College, University of Cambridge
30 September -1 October 2016

Organisers: Dr Simone Maghenzani (Girton College) and Prof. Stefano Villani (University of Maryland)




The birth of the Society for Promoting Christian Knowledge in 1698 marks the beginning of direct institutional involvement by the Church of England in missionary activity abroad, and a new season of proselytism. During the eighteenth and nineteenth centuries, numerous societies of religious propaganda were created both by the Established Church and non-conformists in Great Britain and Ireland, starting with the Society for the Propagation of the Gospel in Foreign Parts in 1701. The clear connection between missionary activity and British imperial expansion has been extensively investigated by historians, who have often highlighted the rhetorical and political importance of the British colonial enterprise in shaping new global Christianities. Neglected in this narrative has been the intense missionary action that these organizations, and British Protestantism more widely, engaged in towards Catholic Europe.

The conference aims to investigate the historical and theoretical context that favoured the birth of missionary institutions, looking in particular at their actions in continental Europe. We want to put together historians of the British Isles, of continental Europe, global historians, experts in Protestantism, Catholicism, and Jewish history, and ask them to go beyond the traditional boundaries of their historical disciplines. Furthermore, we will explore the origins of this missionary commitment in the religious and political turmoil of the seventeenth century, moving away from earlier approaches which emphasised the role of (solely) English religious life after the Glorious Revolution. Similarly, we adopt a long-term overview, overturning the distinction between early modern and modern: we are including the nineteenth century in our investigation, highlighting the continuity of Anglican and non-conformist missions in Europe. In doing so, we position the conference at the forefront of the debate on religious history, contributing to the radical reconsideration of the chronology of European religious history currently debated by historians. Finally, we believe necessary a constant comparative approach with Catholic missions.

This new approach is also an attempt to change the traditional perspective that saw the global Evangelical expansion as a one-way movement outwards from Europe, to the peripheries of the world. It is our contention instead that global missions and the emergence of global Christianities profoundly changed European churches at home. The attempt to spread Protestantism in Europe was indeed the product of a missionary experiment that had been tested in America, Africa, and Asia. It is our ambition to show how, in a striking theoretical overturn, continental Europe was considered a missionary land, just another periphery of the world, whose centre was instead in Imperial Britain. Catholic countries (particularly Spain and Italy) were often described using colonial language, with an emphasis on their backwardness, and their need to modernize. In this sense, the British missionary offensive in Europe has provided conceptual material to what can be called a true "imaginary colonialism". In the ideological construction of a global Evangelical Christianity, the history of this (failed) attempt to convert Europe had a role that has not been adequately investigated until now.

Programme

Friday 30 September, Stanley Library, Girton College, Cambridge

9.15 Introduction – Dr Simone Maghenzani and Prof. Stefano Villani

9.30 Chair: Prof. Francisco Bethencourt (King’s College, London)

Missionary Models
Prof. Simon Ditchfield (University of York) ‘One World is not Enough’: the Myth of Roman Catholicism as a World Religion

Prof. John Coffey (University of Leicester) Confessional Rivalry and the Rise of Protestant Missions

11.00  Tea Break

11.20 Chair: Prof. David Maxwell (Emmanuel College, Cambridge)

The Origins of Global Protestantisms
Dr Gabriel Glickman (Fitzwilliam College, Cambridge) Protestant Europe and the English Missions in Colonial America, 1660-1714

Prof. Andrew Barnes (Arizona State University), British Imperialism and the Regeneration of Africa: Missionary Debates about the Introduction of Civilization in Africa

12.50  Lunch

14.00 Chair: Prof. Alexandra Walsham (Trinity College, Cambridge)

Catholic Europe: A British Missionary Land
Prof. Stefano Villani (University of Maryland, College Park) Converting the Pope: seventeenth-century Quaker Missions in the Mediterranean

Dr Simone Maghenzani (Girton College, Cambridge) ‘Opening to Italians the Doors of the Heavenly Truth’: English Connections and the Italian Bible, 1600-1900

Catherine Arnold (Yale) Asylum and Charity: the Church of England, the British government, and aid for French Jansenists, 1717-1732

16.15 Tea Break

16.45 Chair: Prof. Ulinka Rublack (St John’s College, Cambridge)

Institutions of Propaganda
Scott Mandelbrote (Peterhouse, Cambridge) Books and the Trade for Souls: the Society for Promoting Christian Knowledge, the Society for the Propagation of the Gospel, and the Trustees of Dr Thomas Bray in the Early Eighteenth Century

Prof. Brent Sirota (North Carolina State University) The London Jews' Society and the Roots of Premillennialism, 1809-1829

Saturday 1 OctoberWolfson Court, Library Room

9.00 Chair: Prof. Eugenio Biagini (Sidney Sussex College, University of Cambridge)

Churches and States
Dr Andrew Thompson (Queen’s College, Cambridge) Identifying Interests: British Protestants and the European States System in the Early Eighteenth Century

Dr Gareth Atkins (Magdalene College, Cambridge) Missions on the Fringes of Europe: British Protestants and the Orthodox Churches, c. 1800-1850

Dr Michael Ledger-Lomas (King’s College, London), ‘City of Atheism and Popery and Pleasure’: Protestants and the Conversion of Later Nineteenth-Century Paris

11.00 Tea Break

11.15 Chair: Prof. Philip Soergel (University of Maryland, College Park)

Imagining Protestant Networks
Prof. Adelisa Malena (Ca’ Foscari University, Venice) German-Anglo-Italian Religious Networks and Cultural Transfers at the Beginning of the Eighteenth Century

Prof. Sugiko Nishikawa (University of Tokyo) Uniting a Protestant Europe: the SPCK and its Networks

We gratefully acknowledge the generous support of: Girton College, Cambridge; The Trevelyan Fund (History Faculty, Cambridge); The Lightfoot Fund (History Faculty, Cambridge); Department of History, University of Maryland (College Park); The Spalding Trust; The Royal Historical Society; EMoDiR – Early Modern Dissent and Radicalism Research Network

Le Scritture nel culto pubblico e nella devozione privata

Nonostante John Wesley faccia una chiara distinzione tra preghiera e lettura della Bibbia, i suoi scritti attestano che considerava le due pratiche strettamente connesse. Egli suggerisce che il Metodista dovrebbe dedicare alla preghiera l'ora che precede e quella che segue la predica mattutina e che lo studio delle Scritture dovrebbe essere accompagnato dalla preghiera. Ciò è conforme sia alla spiritualità anglicana del Book of Common Prayer, sia con la pratica della Lectio divina, che risale al monachesimo medievale.

John Wesley distingue tra ascolto e lettura delle Scritture, intendendo con l'ascolto l'assimilazione della Parola durante il culto pubblico e con la lettura lo studio devozionale privato della Bibbia. Nelle Regole Generali, redatte con il fratello Charles, John Wesley utilizza anche il termine investigazione (searching) delle Scritture, per riferirsi allo studio privato, mentre collega l'ascolto pubblico delle letture bibliche al ministero della Parola (General Rules, Wesley 1873: VIII, 271). I Metodisti di epoca wesleyana potevano ascoltare le Scritture quotidianamente nelle chiese metodiste, che prevedevano una predica giornaliera, oppure nelle chiese anglicane, dove il service del Morning Prayer includeva la lettura della Bibbia secondo il lezionario del Book of Common Prayer. Wesley però raccomanda ai ministri la lettura continuativa di tutta la Bibbia in ordine, secondo la pratica tipicamente riformata dello studio sequenziale delle Scritture, in contrasto con l'utilizzo di un lezionario elaborato in stretta connessione con l'anno liturgico.

- Fonte: The Oxford Handbook of Methodist Studies, a cura di William J. Abraham,James E. 

Cos'è un Metodista?

Un Metodista è quegli che ama il Signore Dio con tutto il suo cuore, con tutta l'anima sua, con tutta la mente sua, e con tutta la forza sua. Dio è la gioia del suo cuore, ed il desiderio dell'anima sua, la quale grida continuamente, 'Chi è per me in cielo, fuor che te? Io non voglio altri che te in terra, Il mio Dio ed il mio tutto!' [...] L'amore perfetto avendo ora cacciato fuori la paura, egli è sempre allegro.

E quello che ha questa speranza, così piena dell'immortalità, 'in ogni cosa rende grazie', sapendo che questa (qualunque sia) 'è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di lui'. Da Lui, perciò riceve tutto allegramente dicendo, 'Buona è la volontà del Signore'; e sia che Egli dia sia  che tolga, egualmente benedicendo il nome del Signore [...] e in ogni cosa affidandosi a Lui, dopo aver manifestato la sua richiesta con ringraziamento.

Poiché, in vero, non resta mai d'orare e in ogni momento il linguaggio del suo cuore è questo: 'A te è la mia bocca, benché sia senza voce; ed il mio silenzio parla a te'. Il suo cuore si leva a Dio in ogni tempo ed in ogni luogo. In ciò non è impedito mai, tanto meno interrotto, da alcuna persona o cosa.

E amando Dio, ama il suo prossimo come se stesso; ama ognuno come l'anima propria.

[...] il suo desiderio è rivolto a Dio ed alla memoria del suo nome.
Essere conforme a questo unico desiderio è l'unico intento della sua vita; cioè, non di fare la sua propria volontà, ma la volontà di Colui che l'ha mandato.

Corre nella via dei comandamenti di Dio, poiché Egli ha allargato il suo cuore. Per conseguenza osserva tutti i comandamenti di Dio con tutta la forza sua, perché la sua ubbidienza è in proporzione al suo amore, la sorgente dalla quale scaturisce. Continuamente presenta l'anima sua ed il suo corpo, 'ostia vivente, santa, accettevole a Dio' [...] dedicando se stesso, tutto ciò che ha, tutto ciò che è, alla sua gloria. i suoi affari e le sue ricreazioni, come anche le sue preghiere, tutte servono a questo grande fine.

- John Wesley, La perfezione cristiana, ed. Claudiana, pp. 35-38

La circoncisione del cuore

Proponete una sola felicità alle vostre anime, un'unione con Lui che le fece, l'avere comunione col Padre e col Figlio, l'essere congiunti col Signore in un solo Spirito. Un solo scopo dovete avere fino alla fine del tempo, il godimento di Dio nel tempo e nell'eternità. Desiderate altre cose solo in quanto tendano a questo: amate la creatura in quanto conduce al Creatore. Ma in ogni passo che facciate, sia questo il punto glorioso, che segni il vostro fine. Sia subordinato a ciò ogni affetto, pensiero, parola ed azione. Qualunque cosa desideriate o temiate, qualunque cosa cerchiate o evitiate, qualunque cosa pensiate, diciate o facciate, sia, per la vostra felicità in Dio, il solo fine e la sola sorgente del vostro essere. [...] Ecco la somma della legge perfetta, la circoncisione del cuore. Ritorni lo Spirito a Dio che lo diede, con l'intero seguito dei suoi affetti.
[...] Nell'agosto [1738] ebbi un lungo colloquio con Arvid Gradin, in Germania. Dopo che mi ebbe dato un resoconto della sua esperienza, desideravo che mi desse, per iscritto, una definizione della "piena certezza della fede", che mi diede nelle parole seguenti: Requies in sanguine Christi; firma fiducia in Deum, et persuasio de gratia divina; tranquillitas mentis summa, atque serenitas et pax; cum absentia omnis desiderii carnalis, et cessatione peccatorum etiam internorum ("Il riposo nel sangue di Cristo; una ferma fiducia in Dio, e persuasione della grazia divina; la massima tranquillità, serenità e pace della mente, con l'assenza di ogni desiderio carnale, e con la cessazione dei peccati, anche interiori").
Questa fu la prima spiegazione che ho sentito mai da alcun vivente, di ciò che avevo imparato prima per mio conto dagli oracoli di Dio, e per il quale avevo pregato (con la piccola compagnia dei miei amici) e aspettato per parecchi anni.

- John Wesley, La perfezione cristiana, ed. Claudiana, pp. 33-35

Cristo, modello e regola di vita

Nell'anno 1726 m'imbattei nell'Imitazione di Cristo del Kempis. La natura e l'ampiezza della religione interna, la religione del cuore, mi apparve allora come una luce più forte che mai per l'avvenire. Vidi che il dare a Dio anche tutta la mia vita (supposto che sia possibile fare ciò e non di andare più lontano) mi gioverebbe nulla se non gli dessi il mio cuore. (...) Nell'anno 1729 cominciai non solamente a leggere ma a studiare la Bibbia, come l'unico, il solo criterio della verità e l'unico modello della pura religione. Quindi vidi in una luce sempre più chiara la necessità indispensabile di avere "la mente in Cristo", e di camminare come Cristo camminava (...). E questa era la luce, nella quale a quel tempo consideravo generalmente la religione, come una costante imitazione di Cristo, un'interna ed esterna conformità al nostro Maestro. Né d'altro avevo più paura che di piegare questa regola alla mia propria esperienza o a quella degli altri, o di permettermi la minima disconformità dal nostro grande Esempio.

- John Wesley, La perfezione cristiana, ed. Claudiana, pp. 31-32

L'Ordine di San Luca (metodista, interdenominazionale)



L'Ordine di San Luca (OSL) è un ordine religioso della United Methodist Church, dedito alla pratica e allo studio della vita liturgica e sacramentale.

Come ordine religioso cristiano è una comunità diffusa di donne e uomini, laici e ministri consacrati, di numerose differenti denominazioni, alla ricerca di una profonda spiritualità, vissuta attraverso la liturgia e i sacramenti della Chiesa.

L'appartenenza all'Ordine è aperta a persone di ogni denominazione cristiana, intenzionate a vivere la vita sacramentale in accordo con la Regola di Vita e Servizio, in comunione e accoglienza del propri fratelli e sorelle nell'Ordine.

L'Ordine si riunisce annualmente a metà ottobre per diversi giorni di preghiera, condivisione e lo svolgimento di attività amministrative.

L'Ordine si definisce Wesleyano e Lucano nella spiritualità, Metodista per le sue origini, sacramentale nella pratica ed ecumenico nella sua impostazione (accoglie membri di diverse denominazioni cristiane).


STORIA

L'Ordine di San Luca è stato fondato nel 1946 nella Chiesa metodista statunitense e possiede lo statuto di Organizzazione affiliata della United Methodist Church.
L'Ordine è stato formato sotto la leadership del Reverendo R.P. Marshall, già redattore del Christian Advocate. E' stato dedicato alla causa del rinnovamento liturgico e ha contribuito a un forte risveglio liturgico nella Chiesa metodista e nel protestantesimo del secondo dopoguerra. Si è ispirato, in parte, dall'esistenza del Methodist Sacramental Fellowship, che ha un obiettivo simile nella Methodist Church of Great Britain.

Una comprensione matura del rinnovamento liturgico nell'epoca dell'ecumenismo è divenuta la visione-guida dei membri dell'Ordine, in linea con una sempre più diffusa sensibilità ecclesiale, in diverse denominazioni cristiane.

L'Ordine si propone di abbattere le barriere dei pregiudizi storiografici, del settarismo teologico e dell'illetaralismo liturgico nella Chiesa.

Rientra nel ministero dell'Ordine anche la pubblicazione di 3 periodici per lo studio e l'approfondimento delle materie liturgiche: Doxology (pubblicazione annuale rivolta al mondo accademico e a chi è coinvolto nel ministero pastorale nelle sue diverse forme), Sacramental Life (Trimestrale di  liturgia pastorale) e The Font (bollettino bimestrale con informazioni sulla vita dell'Ordine).

L'attuale abate dell'Ordine è il Fr. Daniel Benedict (nominato il 15 Ottobre 2008).


Sito ufficiale http://www.saint-luke.net/

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Dalla Regola di Vita e di Servizio

L'Ordine di San Luca è una comunità dispersa di uomini e donne, laici e ministri ordinati, single o in una relazione, ecumenico nel suo scopo sebbene radicato nella tradizione e nella pratica della United Methodist Church, accomunato da una regola di vita e di servizio e dedito allo studio delle scienze liturgiche, alla loro divulgazione e alla pratica sacramentale.

La vita sacramentale comprende il contatto continuo con le fonti della spiritualità, radicata nella Grazia di Dio e in modo speciale nella liturgia della Chiesa.

La preghiera dell'Ufficio Quotidiano e una vita capace di incarnare la propria preghiera è l'atto comune, condiviso non solo con i fratelli e le sorelle dell'Ordine, ma con i Cristiani di tutto il mondo e di tutti i tempi.

I membri dell'Ordine sono chiamati a riunirsi annualmente in occasione della festa di San Luca, per vivere in comune la liturgia e la preghiera, condividere le proprie gioie e preoccupazioni, imparare l'uno dall'altro e riflettere sui voti emessi.

In accordo con l'impegno a magnificare la vita sacramentale, ogni volta che i membri dell'Ordine si ritrovano, sono fondamentali la celebrazione dell'Eucaristia e il rinnovo delle promesse battesimali.

La processione è un segno del nostro pellegrinaggio della fede, del nostro viaggio dalla nascita alla morte, e della nostra vita dentro e fuori la Regola di Vita e di Servizio.

Per maggiori informazioni lucavona@gmail.com
















Le preghiere per i defunti

Il pensiero di John Wesley, fondatore della Chiesa Metodista, sulla preghiera per i defunti è riportato da Walter James Walker nei Chapters on the Early Register of Halifax Parish Church (Whitley & Booth, p. 20): "L'opione del Rev. John Wesley merita di essere menzionata: 'Io credo che sia un dovere da osservare la preghiera per i fedeli defunti' ("The opinion of the rev. John Wesley may be worth citing: 'I believe it to be a duty to observe, to pray for the Faithful Departed'"). Wesley ha tramandato alcuni formulari per la preghiera per i defunti: 1) [Signore] assicuraci che noi, insieme a coloro che sono già morti nella tua fede e nel tuo timore, possiamo essere partecipi di una gioiosa resurrezione (O grant that we, with those who are already dead in Thy faith and fear, may together partake of a joyful resurrection); 2) Per la tua infinita misericordia, concedici di prendre parte con coloro che sono morti in te, di gioire insieme davanti a te (By Thy infinite mercies, vouchsafe to bring us, with those that are dead in Thee, to rejoice together before Thee). Queste formule sono state utilizzate da generazioni di metodisti, anche per la preghiera del mattino e della sera.
Niente di strano se leggiamo le parole di Lutero nella Confessione di Fede del 1528: Per quanto concerne i defunti, dal momento che le Scritture non ci offrono informazioni al riguardo, considero che non sia sbagliato pregare con libera devozione con queste o simili parole: Mio Dio, se quest'anima è in grado di accedere alla tua misericordia, mostragli la tua grazia. E quando questa preghiera è recitata una o due volte è sufficiente. Melantone, successore di Lutero, scriveva nella sua Apologia della Confessione di Asburgo (XXIV, 94): Riguardo agli oppositori che citano i Padri a proposito delle offerte (di preghiera) per i defunti, sappiamo che gli antichi pregavano per i defunti, per cui non lo proibiamo.

Un anno fa la prima donna vescovo nella CofE

Un anno fa la consacrazione di Libby Lane, primo vescovo donna nella Curch of England, tra le contestazioni del Rev. Paul Williamson "No. Non nel mio nome!". Dopo di lei altre sette donne sono state nominate vescovo, una delle quali, Christine Hardman, ha preso posto ieri nella camera dei Lords, come consuetudine del Parlamento inglese. A dodici mesi di distanza il vero problema irrisolto della Comunione anglicana sembra essere quello relativo all'ordinazione delle persone omosessuali e alla benedizione delle unioni omosessuali. Problema che ha provocato la sospensione della Chiesa Episcoplae degli Stati Uniti per 3 anni dalla Comunione anglicana, privandola per tale periodo del diritto di voto, da parte dei primati riuniti durante il recente Meeting organizzato dall'Arcivescovo di Canterbury Justin Welby.

LINK: http://www.christiantoday.com/article/women.bishops.one.year.on.why.its.still.a.cause.for.celebration/77768.htm

Consigli per la lettura: Emanuele Fiume, Il Sinodo di Dordrecht (1618-1619), Claudiana (2015)

Nella Storia della chiesa un concilio protestante europeo è un fatto, se non unico, rarissimo. Ci possiamo rendere conto di quanto l’evento del sinodo riformato tenuto a Dordrecht, Olanda, dal 13 novembre 1618 al 29 maggio 1619 , sia stato generato da una testardaggine, tipicamente calvinista, che ha avuto la pretesa di costruire la Storia, e non di subirla, di cavalcarla o di interpretarla, considerando le seguenti particolarità. Il sinodo si riunì all’inizio del secentesco “secolo di ferro”, coincidente con l’inizio della devastante guerra dei trent’anni - che iniziò con tutte le caratteristiche della guerra di religione, per mutare forma in seguito - in una terra sotto il livello del mare che in poco meno di un secolo passò dalla sudditanza alla corona spagnola alla spavalda concorrenza mercantile all’Inghilterra sui mari del mondo. Il sinodo fu espressione di un’era teologica, quella dell’ortodossia, che la modernità è abituata a ridurre al minimo comune denominatore di una rigida astrazione di geometria teologica, Contro tutti i venti della Storia, della politica e della cultura il protestantesimo riformato europeo non si limitò a tentare di reprimere una corrente di dissenso che in quel momento aveva ancora un seguito assai modesto in Europa, ma si lanciò in una appassionata quanto accurata interpretazione della dottrina della predestinazione, che Calvino stesso aveva definito quale “santuario della sapienza divina ” priva di silenzi o di reticenze. Un cartello teologico indicante la grazia radicale, la grazia senza compromessi che stabiliva la libertà di Dio (che è libertà di essere Dio) e la libertà dei credenti (che è libertà di essere di Dio), in un livello, quello appunto dell’essere, che trascende la Storia, ma che pure la interseca efficacemente. In tutto il Seicento, il motore che muoverà il calvinismo europeo sarà la causa della libertà, la faticosa ricerca di una via alla modernità che non debba coincidere con il modello assolutista del re sole. Il sinodo di Dordrecht fu pure il “la” dottrinale del calvinismo europeo all’inizio di un secolo di battaglie culturali e militari, di agoni di penna e di spada. Con il tramonto dell’ortodossia storica, l’Europa calvinista saprà liberarsi perfino della stessa teologia di Dordrecht, ma il messaggio che fu di Dordrecht, il messaggio di grazia radicale che unisce la libertà di Dio e la libertà umana, l’eternità e la Storia, non fu altro che un efficace quanto drammatico tentativo storico di servire e di annunciare la radicalità del Vangelo di Dio. Quindi, continua a presentarsi a noi come degno di considerazione.

Emanuele Fiume ha studiato musica a Trieste e teologia a Roma, Heidelberg e Zurigo. Attualmente è pastore della chiesa valdese di Roma, e insegna Storia della Riforma presso la Facoltà pentecostale di Scienze religiose di Aversa.

Acquista sul sito della Claudiana http://www.claudiana.it/scheda-libro/emanuele-fiume/il-sinodo-di-dordrecht-1618-1619-9788868960474-972.html

Considerazioni personali sulla recente sospensione della Chiesa Episcopale

Da qualche giorno e fino alla fine di questa settimana mi trovo in un luogo in cui risulta piuttosto difficile collegarsi a internet, per questo riesco a esprimere solo con un certo ritardo il mio modesto punto di vista sulla recente sospensione per tre anni della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti dalla Comunione Anglicana. La sospensione è stata decisa dalla maggioranza di vescovi riunito nel recente meeting dei Primati anglicani organizzato dall'Arcivescovo di Canterbury, ed è dovuta alla recente celebrazione di alcuni matrimoni tra persone dello stesso sesso oltre che all'ordinazione di persone pubblicamente omosessuali. Condivido pienamente le parole di orientamento "universalista" del primate Michael Curry il quale ha sottolineato la volontà di seguire l'esempio di Nostro Signore, il quale sulla croce ha spalancato le sue braccia per accogliere tutti, senza distinzione alcuna. Penso altresì parte che le chiese, non solo quelle della Comunione anglicana, siano troppo concentrate su problemi etici a scapito della teologia e, soprattutto, della spiritualità. Si dimentica che abbiamo tutti bisogno della grazia di Dio, che nessuno di noi è così buono da potere meritarla, che ciascuno di noi, come individuo e come chiesa, ha bisogno di cercarla incessantemente, per colmare l'abisso di una distanza infinita tra la nostra creaturalità ferita e la santità dell'Altissimo. E si dimentica che il nostro compito è di cercare la Grazia non con opere meritorie, ma innanzitutto nell'apertura del nostro cuore, riconoscendo e accogliendo il dono gratuito della misericordia divina. La battaglia per le buone opere, sia essa una battaglia per i diritti civili o per la difesa dell'etica tradizionale, lungi dall'avvicinare le chiese alla nostra società secolarizzata porta con sé il rischio di una ripiegamento su se stessi, favorendo divisioni e conflitti. Forse bisognerebbe semplicemente accettare il pluralismo e la diversità, ripartire dalla preghiera e dalla ricerca dell'incontro con Dio, al di là delle reciproche scomuniche, sanzioni e delegittimazioni. Forse dovremmo ripartire dalle parole del Signore: Cercate il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta. Personalmente ho una visione ecclesiale del tutto inclusiva, credo che la famiglia non sia un archetipo stabile ma una realtà in evoluzione. Per questo se devo prendere una posizione preferisco mettermi dalla parte di chi difende i diritti delle persone LGBT. Devo però riconoscere che ho tristemente avuto modo di sperimentare, in tempi recenti, che non sempre chi si mette da questa parte è altrettanto aperto verso forme di famiglia che non rispettano lo stereotipo convenzionale (conviventi, divorziati, ecc.) superando il pregiudizio all'amministrazione dei sacramenti (Ordine sacro incluso) senza pregiudizi e discriminazioni. L'evento su larga scala della sospensione della Chiesa Episcopale mi ha portato a riflettere su alcune questioni che mi hanno toccato da vicino in questa realtà ecclesiale, rileggendo quanto accaduto al Meeting dei Primati partendo dalla mia esperienza personale in questa chiesa e giungendo ad alcune considerazioni di carattere generale. Ebbene, penso che la difesa dei diritti e la lotta al pregiudizio non ci permettono di esercitare un liberalismo e una tolleranza "selettivi", seguendo magari la moda del momento nella scelta delle battaglie da combattere. La scelta ultima è tra una chiesa etica e disciplinare da un lato e una chiesa aperta allo Spirito dall'altro. E - ci è stato insegnato da Cristo - lo Spirito soffia dove vuole. Sappiamo riconoscerlo?

- Luca Vona

La comunione anglicana deve mantenere uno spazio anche per profondi disaccordi

Dall'11 al 16 gennaio prossimo si terrà il primo incontro dopo cinque anni degli arcivescovi, primati e moderatori delle 38 provincie della Comunione anglicana, che conta circa 85 milioni di fedeli in 165 paesi del mondo.

Verranno affrontati temi teologici, sociali e internazionali, alcuni dei quali stanno mettendo in difficoltà l'unione della famiglia anglicana ma che, come ha ricordato Justin Welby, Arcivescovo di Canterbury a capo dell'intera Comunione, rappresentano una sfida per l'intera cristianità.

Le questioni più delicate sul tavolo di discussione saranno soprattutto le questioni riguardanti l'etica sessuale (ordinazione di vescovi dichiaratamente omosessuali, benedizioni di unioni dello stesso sesso) che negli ultimi anni hanno diviso le numerose chiese indipendenti riunite sotto la Comunione anglicana.

Welby ha voluto invitare per la prima volta anche l'arcivescovo Foley Beach a capo dell'Anglican Church of North America (ACNA), un gruppo di chiese che si è separato dalla Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d'America e, dunque, dalla Comunione anglicana proprio per il disaccordo su questioni legate all'etica sessuale.

L'arcivescovo Justin Welby ha invitato alla preghiera, lanciando un sito con speciali collette e ha ricordato che la famiglia anglicana 'deve mantenere uno spazio anche per profondi disaccordi'.

D'altra parte l'anglicanesimo si è sempre contraddistinto fin dalla sua nascità per la capacità di armonizzare tendenze teologiche differenti favorendo un ampio pluralismo all'interno dell'unità liturgica.

- Luca Vona

Il messaggio dell'Arcivescovo di Canterbury per il Capodanno 2016

La società che sa accogliere è un posto migliore

L’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, nel messaggio di auguri per l’anno nuovo proferito il 1 gennaio, ha invitato la Gran Bretagna ad accogliere i rifugiati oggi come è già accaduto in passato. Secondo Welby la società che sa accogliere diventa un posto migliore.

«Gesù era un rifugiato - un bambino in fuga che con i suoi genitori giunge in un paese nuovo e straniero.

Gesù ci dice di accogliere lo straniero e lo sconosciuto, i poveri e i deboli. Come nazione abbiamo sempre fatto così. Nel mondo di oggi l’ospitalità e l’amore sono le armi più formidabili che abbiamo contro l’odio e l’estremismo».

Parlando alla Marsh Academy, una scuola della diocesi di Canterbury, Welby ha aggiunto: «Ho avuto l’onore di conoscere, in privato, un ragazzo che a soli 14 anni è fuggito dal Nord Africa dopo che i soldati hanno fatto irruzione nella sua scuola e hanno tentato di rapirlo. Lui è stato salvato da un insegnante coraggioso ma era così terrorizzato che quell’esperienza sarebbe potuta accadere di nuovo, che ha deciso di scappare via. Questo è solo un esempio dei tanti viaggi disperati che i bambini stanno facendo da soli per salvare le loro vite».

Welby ha elogiato la suddetta scuola come un luogo che accoglie, ama, serve, insegna, e dimostra la capacità della Gran Bretagna di vivere la lunga tradizione di accoglienza e ospitalità.

«Non è una scuola ricca, molte famiglie della zona infatti lottano giorno per giorno per sbarcare il lunario. Eppure questa scuola e la comunità circostante sono sorprendentemente generose. Se possono farlo loro, possiamo farlo tutti noi...».

Poi, concludendo, ha affermato: «L’ospitalità della gente di qui porta amore, speranza e gioia. Se li imitiamo, la società diventa un posto di gran lunga migliore».

- Riforma, 4 gennaio 2016

Messaggio di Natale del Consiglio Mondiale delle Chiese

In questo tempo dell'anno cristiano ricordiamo il grande amore di Dio per il mondo nel dono di Gesù Cristo. E leggiamo un'altra volta della fuga della sua famiglia in cerca di un luogo più sicuro della propria casa. Ricordiamo anche l'ultimo insegnamento del Maestro, come riportato da Matteo 25:40: 'In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me'.

Il significato del Natale e dell'Epifania è incompleto se ci dimentichiamo dei rifugiati.

Consiglio Mondiale delle Chiese, messaggio del Segretario generale Re. Dr. Olav Fyske

Fonte: http://www.oikoumene.org/en/resources/documents/general-secretary/messages-and-letters/christmas-message-2015

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